Quando si pensa al corteggiamento ci si ferma alla gioventù, prima che la vita ci leghi a una persona, auspicabilmente in modo definitivo. Perché lo si immagina dedicato a un’unica finalità: il cedimento delle distanze e l’instaurarsi di una vicinanza amorosa e/o sessuale. Inoltre, il senso comune lo considera una pratica quasi esclusivamente al maschile.

Ma il corteggiamento ha caratteristiche e condizioni che lo rendono un’esperienza che potrebbe avere valore in sé, senza necessariamente essere al servizio di uno scopo altro, che non i benefici psicologici che consente l’esperienza del corteggiare. Da sperimentare, al maschile o al femminile, come tonificante integratore di scoperte e coraggio.

La parola è fondata su “corte” (dal tardo latino curtis), lo spazio nel quale la vita domestica si protende oltre le stanze di casa, per comprendere un mondo adiacente. La corte è ciò che sta intorno all’edificio dove si abita, come un diaframma tra l’interno e l’esterno, tra il conosciuto e l’estraneo, tra il privato e il pubblico.

Forse è questa la natura del corteggiamento. Il desiderio di portare nel proprio spazio chi ne è fuori, per averlo un po’ più vicino. Il corteggiamento è nel piacere di riuscire ad avvicinare chi è distante estraneo, chi si sottrae a una vicinanza. Non si corteggia chi è già vicino. E tanto meno si corteggia chi già prova per noi amore. Il corteggiamento inizia da una lontananza ed è sfida. Il corteggiamento cerca una vicinanza nella cifra comunicativa degli opposti, tra il movimento di chi corteggia e il movimento di chi viene corteggiato: avanzare vs. indietreggiare, esplicitare vs. nascondere, osare vs. sottrarsi.

Nel corteggiamento si sperimenta l’avventura dell’ignoto, cercando di renderlo più prossimo. Il coraggio del corteggiamento affronta il timore del rifiuto, della negazione, non per trovare un possesso, un dominio, ma il piacere del gioco. Il corteggiare può essere gioco che non necessariamente deve precedere l’amore e/o il sesso. Può essere solo la delizia di espandersi, fuori della propria abitazione, nel terreno intorno, dove vivere e sperimentare la distanza che si avvicina, Il corteggiamento vive la seduzione dell’estraneità. Sperimentarsi nel corteggiamento è decidere di sfidarsi, di conquistare garbatamente un po’ di reciprocità e prossimità.

Dunque una pratica relazionale ed esperienziale da ripetere e mantenere viva, perché impegna e tonifica molti muscoli emotivi. Sperimentare il corteggiamento, e il suo rischio, consente di espandere se stessi. Allena all’abilità empatica, nel saper cogliere nell’invisibile di un altro cuore distante i movimenti con cui mettersi in sintonia; rinforza il coraggio, nel padroneggiare timori e cautele; sperimenta la creatività, perché richiede originalità di ciò che si comunica; educa al rispetto, nel saper cercare vicinanza e nel lasciare distanza; equipaggia di gentilezza, nel trovare i modi che creano uno spazio in cui l’altro si sente di più e, in sintesi, dilata la propria autostima, perché quando si riesce ad portare più vicina una persona distante, quando si riesce a creare complicità partendo da lontano, ciò che si trova è anche un io più solido.