Ancorché il materiale occupi e, sovente, invada lo sguardo, gli spazi e i desideri, è con l’immateriale che sperimentiamo ciò che ci definisce più a fondo. Il rapporto con l’immateriale è una delle espressioni più ambiziose dell’identità umana.  Ciò che sta oltre i confini fisici di quel che tocchiamo, assaggiamo, udiamo o vediamo. Ci appartiene la possibilità di costruire relazioni, sentimenti e sogni con l’immateriale. A partire dall’immateriale per eccellenza: Dio.

Vi sono emozioni materiali, ancorate alle percezioni che le producono e ve ne sono di immateriali, animate dall’intangibile. Vi sono idee materiali e altre che ci ispirano ad essere di più. Vi sono desideri materiali e altri che ci portano altrove. 

Mentre il concreto è accessibile, facile; l’immateriale è impegnativo, controverso, discutibile. Praticare l’aria rarefatta dell’immateriale, l’inconsistenza di un’idea, di un desiderio o di un sentimento richiede un’educazione. Perché il rischio è di scadere nella retorica. 

Si pensi all’idea di libertà, a quella dell’amore o del rispetto, quanto sovente sono parole che suonano di raffermo, tanta è il banale che le inabissa. 

Essere capaci di vivere l’immateriale richiede un paradosso: pensare, raccontare, dipingere o realizzare l’immateriale significa renderlo tangibile, saperlo trasformare in materiale concretezza. E’ destino del desiderio il compimento a cui aspira, di un progetto di libertà una coesistenza diventata quotidianità e di un’aspirazione creativa la materia attraverso la quale prende forma.

Così, solo se sappiamo trasformare l’immateriale nella sua genesi, se sappiamo vederlo nel suo compimento, stiamo misurandoci con ciò che di più elevato possiamo. Stiamo accrescendo le distanze dei nostri confini. 

A volte però bariamo con l’immateriale e la sua ricchezza. Quando rimane nelle parole che non diventano vere nei gesti, o nelle scelte. Descrizioni che restano astratte e smarrite, lontane dall’obbligo di trasformarsi in impegno. Perché, ad esempio, l’amore richiede di realizzarsi nell’ascolto, la libertà nella tolleranza, la creatività in un’opera, il rispetto in un silenzio.

Dio ha bisogno di candele che bruciano, incenso che profuma, canti che si levano e chiese solide di pietra. L’immateriale, per essere esperienza che ci fa essere di più, deve trasformarsi in materiale tangibile e solido. Trasformazione che non avviene senza coraggio. Il coraggio di modificare dove siamo più materiali, duri, coriacei e resistenti, per accordarci a ciò che pensiamo e sentiamo di immateriale, e allo stesso tempo di più grande.