La curiosità rivolta agli altri ha diversi volti.

Vi è quella indiscreta, bulimia dell’intrusione nel mondo degli altri, a setacciare contenuti per placare l’aridità del cuore.

Ma vi è anche la curiosità che è perizia del sentire. Non a caso la parola deriva da ‘premura, sollecitudine’; di chi ‘si cura di qualcosa’. Basata sul desiderio di prendersi cura degli altri, la curiosità auspicabile è una vicinanza attenta a chi è altro, estraneo.

Nello sguardo e nel cuore benevolmente curiosi il mondo è esperienza che sospende il pensiero, che inibisce le verità che si possiedono, per rendersi disponibile alla meraviglia, con occhi carichi di amorevolezza per il particolare, scoprendo dettagli di colori e minuzia di movimento. Desiderio rispettoso, che avvicina ciò che non si conosce sapendosi ritirare da sé, conoscendo la discrezione, per fare spazio alla scoperta e al rivelarsi di chi è altro.

Così la curiosità, invece che depredare, è imparare, farsi meglio e più ricchi. E’ curiosità che insegna il mondo.

Forse tra i tanti modi di questo presente vi è anche la perdita di una curiosità benevolente e accogliente dell’altro.