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GianMaria Zapelli elsewhere

Un contributo psicologico
per una vita consapevole,
gentile ed etica.

I desideri che ci occorrono

I desideri che ci occorrono

“Quando Dio vuole punirci esaudisce i nostri desideri” Oscar Wilde.

È il desiderio che ci stacca dalla natura e ci consegna all’illimitato. Se è della natura avere limiti, bisogni, leggi biologiche che regolano la vita per sopravvivere, è dell’essere umano anche la possibilità di desiderare, di scartare il biologico e diventare anche umano.

Il bisogno, nascendo da ciò che manca, da una privazione, sin tanto non sia soddisfatto è presenza faticosa, è carenza che reclama riempimento, è natura che si occupa di conservarsi. Invece il desiderio è altrove, va altrove. Il desiderio è un sentimento che proietta nell’immaginario, nell’euforia del sogno, nell’emozione di esperienze che vanno oltre ciò che si vive, oltre il bisogno di placare una mancanza. Il desiderio crea mondi possibili, alimenta indizi di possibile, inventa la realtà. Si fantasticano confini in cui sapersi diversi, arricchiti, completi, appagati, elevati. Perché il desiderio azzarda l’idea di sé, scalda e surriscalda il pensiero del futuro, introduce nel quotidiano, nelle misure abituali dell’ordinario, l’emozione straordinaria di poterlo superare, eccedere. Quando si desidera si assaporano nuove frontiere, fatte di bellezza, scoperta e compimento. Desiderando ci si solleva oltre la natura, oltre le abitudini, le ripetizioni, le regole del bisogno e della cautela. Aver bisogno è faticoso, desiderare è entusiasmante. Il desiderio è mosso dall’essere più, mentre il bisogno dall’avere meno. Il desiderio si dirige verso le stelle (de-sidera).

Così, sarebbe ben più povera e inaridita la vita senza desideri. Se mancasse di poter sognare ad occhi aperti, di crederci, di sperarci, di immaginarsi. Pur sapendo che desiderare comporta un penso e doloroso rischio: la mortificazione del fallimento. Perché ogni desiderio parte lontano, dal sapersi incompleti, migliorabili, incompiuti. Ogni desiderio ha in sé la sua fragilità, il suo possibile insuccesso. Sicché non è raro trovare chi ha rinunciato ad avere desideri, limitandosi ai bisogni, mettendosi così in salvo dal dolore del fallimento.

Ma è accettando il baratro su cui si affaccia il desiderio, la lacerazione che lascerebbe in caso di insuccesso, che si trova la sua ricchezza generativa. Perché la ricchezza del desiderio è averlo, non realizzarlo. È sapere la consapevolezza dei propri limiti, di essere parziali e incompleti e allo stesso tempo alimentare, come un fuoco benefico, l’idea rivoluzionaria di poter di arrivare altrove, più vicini al cielo.

Sicché, poche cose possono annichilire una persona, spegnerla e annientarla, come la scomparsa di desideri, di quello stato d’essere nel quale ci si immagina di poter essere di più.

PS: Forse per Eva abbandonare il paradiso è stato scegliere di avere desideri. Visto che nel paradiso non poteva avere alcun desiderio, poiché in nulla poteva essere meglio.

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