Siamo distanziati, ma non così distanti. A volte persino troppo vicini. 

La diffusione delle video call ci sta facendo accedere, come ospiti inevitabili, nell’intimità privata e protetta delle case. E’ lo scenario degli scaffali, dei quadri alle pareti e delle foto nelle cornici di esistenze differenti, nei gusti e di risorse economiche. Che ci si offre dietro il volto di chi ci parla, suo malgrado. 

Ciò che le mensole raccontano, tangibile e materiale dettaglio della vita: oggetti che avremmo scelto e altri proprio no, curati e disposti con necessità estetica, oppure ormai dimenticati per necessità di abitudini. Le tende variopinte oppure castamente bianche, le librerie oppure le mensole della cucina. 

Ma non solo siamo osservatori di ciò che si rivela dietro le spalle di chi ci sta parlando.  Guardiamo casa nostra e ci chiediamo dello sguardo che vi entrerà, dietro di noi il mondo che ci fa da contrappunto. Così ripassiamo gli spazi e cerchiamo la combinazione virtuosa, tra il piano su cui appoggiare il pc, l’accesso alla presa della corrente e quel che sta dietro. Poi, sopra una camicia e sotto non importa.

E sì, siamo distanti, ma, a persone a cui mai avremmo pensato, abbiamo rivelato un pezzo di ciò è ci appartiene come segreto, il nostro spazio intimo che chiamiamo casa