Cercando un tratto distintivo della dolcezza lo potremmo trovare nel saper essere disarmati, nella mancanza di difese che rendono cauti nella relazione con gli altri. Il sentimento della dolcezza esala calda e serena accoglienza. 

Mentre piace la dolcezza che si trova negli altri, si è più riluttanti nel farla propria. La sua natura ospitale viene sovente declinata con sospetto, temendo possa venir considerata una forma di arrendevolezza o debolezza. Partendo dal presupposto che per potersi affermare occorra necessariamente un ingrediente di durezza, i modi dolci non offrirebbero riparo, ma potrebbero invece aprire le porte alla prevaricazione prepotente degli altri.

Una visione che rivela un tema ben più profondo e critico: la convinzione che intorno a noi siano molte e frequenti le persone che potrebbero danneggiarci o sopraffarci, con arroganza, aggressività. o scorrettezza. Da cui il convincimento di doversi difendere, proteggere, astenendosi perciò dallo stato opposto e disarmato della dolcezza. 

Il peggior antagonista della dolcezza non è il mondo, ma come lo concepiamo e lo crediamo. Quando le ferite patite nella vita hanno educato il cuore alla durezza, alla cautela, alla prudenza è difficile, se non addirittura fastidioso, credere nella virtù benefica della leggera fiducia di cui si nutre la dolcezza.

La forza della dolcezza, la sua potenza rivoluzionaria, è di affrontare e di opporsi ai nostri fantasmi, di innalzarsi con coraggio e fiducia nel credere in noi stessi, senza necessità di proteggerci, di difenderci. La dolcezza è una militanza non violenta del cuore. Nel suo essere disarmata sa riconosce alla vita, e a sé stessi, una bellezza che non richiede l’intermediazione della prudenza e della cautela. Perché il solo sentimento della difesa, della precauzione nutre e alimenta una visione del mondo contratta, prima ancora di avvicinarlo e incontrarlo. Imparando la dolcezza non stiamo regalando al mondo più opportunità di ferirci, ma stiamo liberandoci delle ferite che già sono dentro di noi. Gandhi, uno dei più grandi combattenti rivoluzionari, aveva una dilagante dolcezza, come armatura per la sua invincibilità. Ugualmente dolci e invincibili lo sono stati Martin Luther King, Mandela, oppure Madre Teresa di Calcutta.

Possiamo imparare la dolcezza, o più dolcezza, abbandonandoci al suo sentimento pacificato, rilassato e accogliente. Impariamo la dolcezza con una disciplina dello sguardo, che non si affida a ciò che vedono le nostre cicatrici, ma cerca e trova nel mondo la conferma che nulla ci rende tanto forti quando saper abbracciare.