Le emozioni che viviamo, con il loro imperativo a cui ci sottomettiamo, per la loro grammatica utilizzano anche il nostro corpo.
Se le esperienze vissute sono la principale impronta sulle matrici delle nostre emozioni, le ricerche neuroscientifiche sul funzionamento del sistema talamo-amigdala, il potente regista neurocerebrale delle nostre attivazioni emotive, hanno provato anche l’influenza del nostro apparato osteo-muscolare sulla loro manifestazione.
Un esperimento, tra i tanti. Sono state scelte 100 persone simili nelle caratteristiche. A tutte è stata proposta la visione dello stesso film, un film non palesemente bello o brutto. 50 hanno visto il film tenendo un bastoncino in modo orizzontale tra le labbra e 50 hanno tenuto tra le labbra per tutto il tempo un bastoncino solo per la punta. Finita la visione del film è stato chiesto come l’avessero trovato. Il 91% delle persone che lo hanno visto con il bastoncino orizzontale tra le labbra, costringendo così i muscoli del viso a sollevarsi quasi in un sorriso, hanno detto di averlo apprezzato. L’88% delle persone che hanno visto lo stesso film con il bastoncino tenuto per la punta tra le labbra, costringendo i muscoli a corrugarsi in una smorfia, hanno detto di averlo trovato brutto. Dunque: vedendo il film la connotazione emotiva della rete talamo-amigdala dell’esperienza vissuta è stata condizionata dalla postura muscolare del viso. La disposizione dei muscoli sul volto è stata interpretata dal cervello per stabilire la natura emotiva di ciò che si stava vivendo.
Come sappiamo, l’insorgenza delle emozioni precede temporalmente la formazione della loro coscienza e dei pensieri conseguenti. Sicché, il circuito cerebrale delle emozioni, con il suo compito di stabilire se siamo in relazione con una minaccia o uno fonte di benessere, non si avvale dei pensieri, ma risale alle strutture più immediate di contatto con il mondo: gi occhi e i muscoli. In altre parole, il cervello, per attivare la sua gamma di emozioni, si avvale dei nostri movimenti osteo-muscolari come sguardo sul mondo.
Da queste evidenze sul funzionamento del nostro sistema nervoso se non possono trarre indirizzi sulle possibilità di educare le nostre emozioni, influenzando e indirizzando la rete talamo-amigdale nella sua produzione emotiva.
In sintesi, si può dire: educa il tuo corpo alle emozioni che vuoi avere nel tuo cuore. Non importa se nei pensieri non abbiamo ciò che cerchiamo di comunicare con il nostro corpo, la rete neurale è direttamente collegata ai nostri muscoli e a quelli fa riferimento.
Ecco, allora, due posture del corpo che possono influenzare le emozioni che viviamo.
Quando ci si sente in difficoltà, quando ci pare sfuggirci il tempo e un’ansia ci padroneggia, quando ci sentiamo più fragili, riduciamo la velocità dei movimenti, camminiamo più lentamente, teniamo la schiena sempre ben diritta. Si sta comunicando alla nostra mente l’esperienza di un mondo non minaccioso, nel quale ci sentiamo al sicuro, riducendone così l’allarme.
Quando il mondo ci pare cupo e le persone meno belle, quando ci sentiamo tristi e non vorremmo esserlo alziamo leggermente i muscoli del viso e delle labbra in un lieve sorriso, temiamo il mento ben verticale e gli occhi ben aperti, anche quando si è soli, ma soprattutto quando ascoltiamo le persone e parliamo con loro, anche camminando per strada. Si sta comunicando alla nostra mente l’esperienza di un mondo gradevole, attenuando il cupo che sta attivando le emozioni.
