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GianMaria Zapelli elsewhere

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Mitridate, il veleno e l’educazione delle paure

Mitridate, il veleno e l’educazione delle paure

Mitridate VI, ottavo re del Ponto, vissuto nel primo secolo a.c., ci aiuta a riconoscere una potente strategia per educare i nostri timori.
Mitridate è stato uno dei più formidabili avversari della Repubblica romana. Una lunga serie di guerre lo oppose a Roma, prima della sconfitta finale. Ancorché sia stato uno dei più temibili nemici di Roma è passato alla storia soprattutto per essere diventato immune ai veleni. Tanto che il suo nome è diventato un sostantivo – mitridatismo – per indicare la capacità di neutralizzare una sostanza tossica, assuefacendosi ad essa un pò alla volta.
Poiché Mitridate era ossessionato dalla paura di una cospirazione, cominciò ogni giorno a bere una miscela di veleni in piccolissime dosi. Giorno dopo giorno assumeva un poco di veleno, tossico, ma non tanto da essere letale. E ogni volta la dose aumentava. Alla fine l’organismo di Mitridate divenne immune a qualsiasi veleno conosciuto. L’ironia volle che quando venne sconfitto dai romani provò a togliersi la vita con il veleno, ma senza successo. Sicché ordinò di farsi pugnalare.

La strategia di Mitridate è un’eccellente strategia per mutare i nostri modi di sentire e agire quando sono imprigionati dalle paure. Può accadere che si insedino nel cuore paure o timori eccedenti, che ci bloccano e ci limitano, più forti della nostra volontà di superarli. Ad esempio, un eccessivo timore degli altri, da renderci troppo cauti e timidi; oppure un eccessivo timore di sbagliare, che spinge a credere impossibile ciò altri invece provano a sperimentare; o ancora un’eccessiva paura di rimanere soli, che induce ad annullare la nostra identità, pur di essere accolti e accettati.

Sicché non tutte le nostre paure sono benefiche, possiamo riconoscere di vivere timori che ci impediscono di essere più soddisfatti, liberi o anche più autentici. Ma abbiamo la possibilità, se lo volessimo, di rimodulare l’impronta delle nostre emozioni sulle nostre scelte e modi di essere. Poiché le emozioni sono il prodotto del funzionamento di strutture neurosinaptiche che si sono plasmate e modellate attraverso le esperienze. E come sono state educate dalle esperienze passate, possono essere ri-educate attraverso nuove esperienze.

La strategia di Mitridate è da prendere ad esempio. Si ri-educano le nostre paure a piccole dosi. Attraverso piccole esperienze, non letali, anche se costano un po’ di fatica e sono un poco tossiche.
Si pensi all’eccesso di timidezza, che blocca e limita. Il giudizio degli altri è il veleno che non si vorrebbe mai bere. Allora si tratta di berlo a piccole dosi, abbastanza minute da poter essere affrontato, anche se il cuore ci vorrebbe scoraggiare. Se non rivolgiamo mai la parola a persone sconosciute, iniziamo a farlo con chi ci sembra più avvicinabile, cercando occasioni per avviare una conversazione con persone sconosciute. Un piccolo sforzo che ci costa un po’ di coraggio, ma non ne richiede così tanto da non poter essere affrontato. E poi via via crescendo di audacia.
Un altro esempio. Se non diciamo mai le nostre idee, se non quando ci sentiamo ben sicuri, iniziamo allora a dire il nostro pensiero in situazioni dove solitamente non lo facciamo, ma che ci richiedono poco sforzo, con amici, con i colleghi più simpatici. E poi aumentano la sfida, nel coraggio di dire quel che pensiamo, anche se non ci sentiamo completamente sicuri. Ancora un esempio. Saper confliggere con serenità e controllo emotivo è difficile. Tanto che molte persone se ne tengono lontane, rinunciando a far sentire il proprio punto di vista, o eludendo situazioni che potrebbero sfociare in un dissidio. Ma quando i timori ci indirizzano nelle scelte potrebbero limitare la nostra capacità di fare ciò che è giusto. Potremmo allora educare il nostro cuore a saper vivere il conflitto con più serenità e controllo emotivo, liberandolo da inutili preoccupazioni. Sempre a piccole dosi, con costanza e tenacia, come Mitridate, potremmo imparare l’esperienza del conflitto. Cercando intenzionalmente situazioni dove sperimentare una franchezza che solitamente non ci consentiamo, dove ci consentiamo di renderci un po’ antipatici, vincendo le emozioni che ci tratterrebbero intimorite. Scegliendo persone e circostanze nelle quali non rischiamo nessuna conseguenza seria. Dire alla persona che salta la coda di rispettarla, oppure farsi scaldare un caffè arrivato freddo, o ancora commentare con il cameriere un piatto non cucinato bene. Oppure richiedere uno sconto, se non ne siamo capaci. Piccoli episodi nei quali educhiamo il nostro cuore a imparare che si può confliggere bene, si può incontrare il disappunto o l’ostilità degli altri, e rimanerne immuni.

Come Mitridate fece con il veleno, un passo alla volta insegniamo al veleno delle nostre paure la loro esagerazione e le rieduchiamo a renderci più liberi.

 

 

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