Entusiasmo, ovvero “entheos”, composto da en,dentro, ethèosdio. L’entusiasmo riguarda l’essere divinamente ispirati.

L’entusiasmo non è un modo di pensare, non è prodotto dal semplice impegnarsi e fare del proprio meglio. L’entusiasmo è un ingrediente addizionale a ciò che si vive, perché trasforma e trasfigura quel che si sente, producendo un movimento di slancio e generosità. E’ il corpo che diventa entusiasmo. Si fanno più luminosi il volto e lo sguardo, di chi è attraversato da un’energia che si protende oltre i propri confini. E’ questa la cifra dell’entusiasmo, la dilatazione del propri confini, lo slancio che spinge verso l’esterno, per incontrarlo, per cercarlo, per parteciparvi. L’entusiasmo toglie distanza tra sé e il mondo, tra sé e ciò che si fa, tra sé e il proprio gesto. Fonde con l’esperienza che si vive. Una forza ci attraversa il cuore e ci proietta nell’azione e nella vita. L’entusiasmo è questo trovarsi pieni di mondo, che entra in noi e ci afferra. Ciò che facciamo con entusiasmo è partecipazione senza riserve. 

L’entusiasmo rende divini perché si nutre di qualità divine. Della fiducia, che riduce le distanze e apre prossimità. Della generosità, che è piacere di avere misure larghe e nessuna bilancia nel dare di sé. Dell’energia, che è tono del corpo nel fare un passo in più. Del desiderio, che cerca traguardi di stelle.

Eppure, nonostante i benefici dell’entusiasmo, non è un modo d’essere frequente. Perché farsi prendere (alla lettera) dall’entusiasmo è anche correre un rischio, un serio pericolo. Poiché l’entusiasmo trasforma il mondo in magia, il pericolo è che il sogno possa svanire, che il mondo da cui ci si è fatti catturare si riveli meno appassionate, bello e desiderabile. L’entusiasmo porta con sé il faticoso e amaro boccone della delusione, il venir meno di quei contenuti che avevano innescato l’energia e il sogno. Così, sovente il cuore preferisce essere prudente, mette le mani avanti. Nell’alternativa tra la gioia della partecipazione entusiasmata, con il rischio di poter patire il dolore della delusione, e un agire guardingo, meno febbricitante di entusiasmo e la certezza di poter evitare la delusione dell’incantamento svanito, il cuore privilegia evitare il dolore, piuttosto che sperimentare il rischio della felicità. 

PS: Rivolto a chi possiede entusiasmo. A chi possiede entusiasmo a volte capita di sentirlo vacillare, sotto il peso di un mondo opaco e deludente. Ma se si ha la fortuna di aver imparato l’entusiasmo, di esserne stati toccati divinamente, mi permetto di suggerire di battersi per non perderlo, per tenerlo vivo. Cercando intorno a sé, con gli occhi e il cuore, angoli di magia, gesti di bellezza, sguardi che meritano di essere guardati, parole che sono da ascoltare. Quando ci assale l’opaco della realtà, la meschinità che a volte vediamo nelle persone, l’aridità che non ricambia il nostro sorriso, non dobbiamo rassegnarci, perché altrove, vicino, vi è certamente anche un gesto o uno scorcio di vita di cui essere meravigliati, una bellezza che ci riaccende di divino. Nutriamo il nostro entusiasmo, senza arrenderci