L’eroe è una figura narrativa e culturale che dà da pensare. Da Achille per arrivare a Batman, passando per le varie genie di eroi, si possono trovare alcune trame ricorrenti, che ci consentono di interrogarci sullo specchio che gli eroi sono di noi stessi.

Perché abbiamo bisogno di eroi? E cosa li rende tali ai nostri occhi?

Le caratteristiche che ricorrono nel prototipo eroico sono accumunate dalla relazione che instaura tra fragilità e poteri eccezionali..

L’eroe ha all’origine un evento che non decide, ma che cambia la sua esistenza. In altre parole, l’eroe diventa eroe, non nasce eroe. La sua condizione eroica inizia dal dover affrontare un trauma o un mutamento accidentale della sua identità. Allo stesso modo, noi ereditiamo esperienze che non abbiamo scelto, siamo toccati e modificati da accadimenti che non potevamo evitare. Ci trasformiamo dovendo imparare a far nostri eventi che non abbiamo contributo a generare. L’eroe ci consente di vedere in questa subalternità a ciò dobbiamo vivere la capacità di farne la nostra unicità, la nostra eccezionalità. La mostruosità di ciò che si subisce diventa eroica identità che si sceglie.

Ancora. La differenza dell’eroe sovente è anche un destino di solitudine, di diffidenza, di cautela. Amato, richiesto, ma anche temuto e distante. L’eroe sovente è solo e vive questa solitudine senza recriminazioni, senza rifiuto, ma accettandola e facendola propria. Così ciascuno vive e incontra la solitudine, come esperienza non facile, sovente dolorosa. E ha nell’eroe l’insegnamento di una solitudine che può essere gloriosa, dove la distanza dagli altri, la loro incomprensione non è patita, ma ricevuta come destino. Forse è di molti il desiderio di questa capacità di incontrare la solitudine e sapersene addossare con forza interiore il suo gelo.

Infine, l’eroe possiede qualità originali e uniche, abilità molto precise, che lo rendono efficace in specifiche situazioni. Eppure l’eroe è sempre a rischio di insuccesso, perché deve affrontare traguardi e situazioni nei quali incontra i limiti delle sue stesse abilità. In fondo è così la nostra vita, come partner, come genitori, come professionisti e manager e in tutto ciò che facciamo. Sovente siamo impegnati in compiti che non solo rivelano ciò che sappiamo, ma anche ciò che non siamo in grado e capaci di fare. L’eroe pratica il nostro desiderio di non ritirarci di fronte alla difficoltà, anche se ciò che siamo e siamo diventati non sarà sufficiente.

Infine, l’identità, il bisogno di identità che reclama il nostro cuore, di essere unici, di avere modi e caratteristiche che siano distinguibili e ci consentano di sentirci riconosciuti. L’eroe è questa differenza, la sua unicità, anche mostruosa a volte, lo rende però visibile e ammirato. Quale desiderio è più forte di questo, nel nostro cuore: essere mostruosi (cioè noi stessi) ed essere amati?

Forse gli eroi ci affasciano non perché sono diversi da noi, non perché ci portano lontano da noi stessi, ma all’opposto, perché in realtà ci assomigliano moltissimo, permettendoci di credere e sperare in noi stessi.