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GianMaria Zapelli elsewhere

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Insoddisfazione e felicità possono essere una combinazione virtuosa

Insoddisfazione e felicità possono essere una combinazione virtuosa

La felicità sta all’insoddisfazione come un paesaggio sta a ciò che contiene. Vi sono i tantissimi paesaggi che suscitano emozioni differenti nelle persone, pur davanti allo stesso contenuto. Così possiamo chiederci quanto il contenuto delle insoddisfazioni che viviamo abbia effetti sul nostro sentimento di felicità. Non si tratta del dolore, che di certo ha una portata incontenibile sulla felicità, ma dell’insoddisfazione. Un malessere che ha una natura ben diversa e a che a parità di contenuto non produce in tutti la stessa infelicità.

L’insoddisfazione riguarda una differenza, carente e lacunosa, tra un’attesa e ciò che si ottiene o vive. Lo stato d’animo insoddisfatto si misura con ciò che sperava, desiderava, aspirava, confrontato con il presente. È la testimonianza emotiva che viviamo dei nostri vuoti e dei nostri pieni, di quello che ci fa sentire appagati o insufficienti, efficienti o inefficienti, capaci o incapaci.

La presenza dell’insoddisfazione nella nostra vita e il suo effetto sulla nostra felicità possono essere ricostruiti attraverso due aspetti: da dove provengono le nostre insoddisfazioni e cosa lasciano d’altro.

La soddisfazione, o la sua mancanza, hanno una soglia di riferimento: l’ideale di sé a cui si aspira. Ciascuno possiede e ha incorporato nella sua vita, anche inconsciamente, un motore psicologico: il modello e il prototipo di sé stessi, un’anteprima ideale di chi si vorrebbe essere, da cui si è attratti, a cui si aspira, indirizzando impegni, traguardi, desideri, ambizioni. Un’ideale che non applichiamo solo a noi stessi, ma esportiamo anche negli altri, da cui ci attendiamo qualcosa che ci possa rendere soddisfatti. Il sentimento di soddisfazione è la ricompensa per aver realizzato un desiderio.

Per questo, possono essere differenti le attese con cui ci si misura e le mancanze che si patiscono. Perché differenti sono i modelli a cui aspiriamo, con la loro severità, intransigenza, durezza, ostinazione. Una differenza che modella i sentimenti di insoddisfazione e la loro influenza sulla felicità che si vive. 

Ha effetti sulla felicità anche ciò che rimane oltre l’insoddisfazione. Perché, nonostante il voto del figlio insoddisfacente, o un risultato mediocre, si può essere capaci di riconoscere e vivere altri contenti della propria vita per cui provare gioia e un sentimento di piena felicità. Oppure l’insoddisfazione è tossica, da inquinare e corrodere la felicità che si può vivere, occupando tutto il percepito da un totalizzante sentimento di scontentezza.

“Sei felice?” “Certo, molto. Ho vicino persone che amo. Ma non sono soddisfatto del pochissimo tempo che dedico per imparare qualcosa di nuovo.”

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