Immaginare oggi il futuro che avremo è quasi certo che si sbaglia. Ma è da fare. Perché poter pensare il futuro, rappresentarlo, fantasticarlo, progettarlo è quanto di più umano abbiamo. Anche se poi ci saremo sbagliati. E’ invece del tutto dis-umano immaginare una vita che si concentra solo sull’attimo presente, come fosse tutto ciò che abbiamo da vivere. Invece abbiamo il futuro da vivere, già da ora, preparandolo. Così, nella capacità di vivere un presente in modo consapevole e arricchente, sapendolo apprezzare in tutti i suoi contenuti, non ci stiamo affatto separando dal futuro. Semmai lo stiamo rendendo migliore. Poiché il futuro è sempre l’esito del presente, per come lo abbiamo vissuto. 

Quale allora il futuro che possiamo immaginare ad attenderci, quando la morsa del Covid sarà meno intransigente? Perché vi sarà un futuro che dovremo saper vivere, senza poterlo mutare, e quello che cercheremo invece di creare, di modellare, attingendo alle nostre risorse.

Credo che avremo nostalgia, di tutto ciò che avevamo e di cui non ci accorgevamo: la mano appoggiata sulla spalla mentre si ascolta l’amico, l’essere a teatro vicini, nel buio che faceva magia di essere insieme. Nostalgia della fiducia, senza sospetti tutti accanto in coda a entrare, oppure al banco del bar a godersi la pausa. Nostalgia di una mente senza timori. Perché sarà diverso che essere usciti da una guerra. Perché dopo si hanno gli abbracci, le tavolate con gli amici, spalla a spalla nel lavoro, calore di vicinanza che aiuta a costruire e darsi forza

E forse avremo anche più paura, di numeri che diranno di altri decessi, di altre vulnerabilità, di altre perdite, quelli di un’economia che non avrà per tutti quello che avevano prima.

E forse, fortunatamente, ci sarà meno spavalderia, meno presunzione, meno insolenza, poiché nella debolezza si perdono sicurezze e prepotenze.

Sarebbe bello immaginare che avremo un mondo più giusto, più equo, più solidale. Ma quando Covid 19 ci ha assaliti non avevamo di essere tutti onesti, generosi, legati, tolleranti. E probabilmente non vi sarà questo mutamento, perché non è la paura che educa a questi valori, ma la cultura.

Abbiamo anche, e non è affatto poco, forse persino è molto, il futuro che possiamo e potremmo, noi, prepararci.