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GianMaria Zapelli elsewhere

Un contributo psicologico
per una vita consapevole,
gentile ed etica.

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I perché che abbiamo e quelli che ci mancano

I perché che abbiamo e quelli che ci mancano

“Chi ha un perché abbastanza forte può superare qualsiasi come” F. Nietzsche.

È quasi sempre il perché che trasforma quello che potremmo fare, iniziare o affrontare in ciò che facciamo. Anche nei casi in cui il perché sia quello meno libero: “sono obbligato, lo devo fare”.
Il perché è il carburante etico e psicologico necessario ad ogni nostro impegno, quando questo impegno richiede uno sforzo consapevole, quando richiede di attingere a energie attraverso la volontà. Ci occorre una ragione per mobilitare le nostre forze, spesso contrastando pigrizia, timori, cautele o convinzioni che scoraggiano. Ci occorre un perché quando non è l’abitudine ad andare in onda, ma qualcosa di nuovo potrebbe prendere vita nella nostra vita.

Certo, ci occorrono anche i mezzi, le risorse, per poter realizzare qualcosa di cui pur abbiamo un perché ben chiaro. Ci occorrono tempo, ma anche conoscenze e capacità, come pur non raramente mezzi economici.
Perciò, per quanto non sia trascurabile il ruolo delle risorse necessarie a un perché, pare decisamente più decisiva la forza e la inderogabilità con la quale pulsano nel nostro cuore le ragioni a cui guardiamo per muovere le nostre energie e i nostri sogni.

Senonché appartiene a questo presente tanto ferito una carenza di forza nei perché, di quelli che attingono ai valori e richiedono energie contro la sfiducia e lo scettiscismo, contro il sentimento di solitudine, di isolamento e di diffidenza, contro il tanto di cupo che ci avvolge, da saper mobilitare un gesto che dura, un impegno di energie guardando là avanti, sull’orizzonte, la speranza che possa servire a un mondo migliore.

“Un passo alla volta mi basta” diceva Gandhi e per quel poco di andare avanti di piccoli centimetri aveva un perché così tenace da farlo arrivare lontanissimo.

Da chiedersi allora se sia la vita che ci piace vivere quando deboli e timidi sono i perché che pur potremmo avere, quando i nostri perché rimangono esitanti e senza forza, per far sentire la nostra voce anche se è tanto il frastuono intorno, per difendere la gentilezza anche se a vincere è tante volte l’insensibilità, per unirsi per la pace, anche se la maggioranza pare altrove e sembra sordo il mondo che decide la guerra.

In altre parole, quando tra i perché per i quali ci si impegna non vi sono anche quelli che difendono e proteggono la nostra coesistenza e le condizioni che la rendono civile, non conta essere dalla parte della maggioranza ma se ci sono mancate le forze per sperare.

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