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GianMaria Zapelli elsewhere

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Il cervello che si spegne quando ascolta le lamentele

Il cervello che si spegne quando ascolta le lamentele

Il nostro cervello è predisposto a riprodurre ciò che sente o vede accadere. Attraverso i nostri neuroni specchio siamo contagiati da ciò che assistiamo. Anche senza esserne consapevoli, le nostre aree cerebrali si attivano come fossimo noi a fare ciò a cui siamo esposti, osservandolo o ascoltandolo.

L’esposizione passiva alle emozioni negative che gli altri comunicano compromette alcune funzioni cerebrali, generando una diminuzione dell’attività cerebrale di chi ne è in ascolto. La lamentela querula è uno strato mentale che transita e contamina. 

È stato scoperto che il cervello del malaugurato ascoltatore subisce un rallentamento dell’attività neuro-elettrica di specifiche reti cerebrali. Esporsi per periodi di 30 minuti, o più, a commenti negativi e distruttivi disattiva i neuroni dell’area dell’ippocampo, indebolendo le capacità di elaborazione di soluzioni, lasciando così effetti nelle risorse dell’intelligenza pragmatica. Poiché è proprio all’area dell’ippocampo che ricorriamo quando cerchiamo soluzioni, quando immaginiamo alternative. 

Infatti, chi fa uso assiduamente della lamentela non cerca aiuto, non vuole affrontare criticamente il proprio disagio per cercare vie d’uscita. Il pensiero dominato dalla lamentela ha escluso il dubbio, non cerca in chi ascolta un supporto per considerare nuove prospettive. Non desidera affrontare il proprio disagio confrontandosi con un altro punto di vista, per cercare alternative. È una mente che non si sta avvalendo delle aree cerebrali che sono necessarie invece per sottrarsi e modificare le difficoltà vissute. Sicché, il cervello dell’ascoltatore di turno si rispecchia in questa paralisi del malessere, riducendo le proprie funzioni dedicate al cambiamento. Si spegne e riduce le capacità di speranza.

Così è possibile che si generi un circolo vizioso: tanto più si è immersi in un bagno di lamentele negative senza sbocchi propositivi (anche quelle dei media) maggiore è la paralisi delle capacità cerebrali che aiuterebbero nel credere e nel cercare soluzioni. La rassegnazione, lo sconforto, la rinuncia sono virus che contagiano la mente, indebolendone neurobiologicamente le capacità di fiducia e di propositività.

Sfortunatamente è difficile accorgersi di come la propria mente venga contagiata dal mondo con cui è in relazione. Soprattutto se è un mondo monocromatico, dagli stessi linguaggi che ricorrono, dalla medesima lamentela che dilaga, dal comune malessere sfiduciato. Senonché, nella mente qualcosa si è spento e viene utilizzato molto poco.

PS: Vi è una grande differenza tra concentrarsi su qualcosa andato storto e la lamentala. Chi si lamenta non ha la volontà di impegnarsi in una soluzione. Cerca solo un mal comune per avere almeno mezzo gaudio.

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