Già Freud ne aveva disseminato di mine le fondamenta, ma con l’evoluzione delle scoperte neuroscientifiche e le evidenze empiriche sul funzionamento del sistema nervoso e specificamente del cervello è definitamente franata la roccaforte della libertà. Se per libertà si intende poter disporre di un pensiero che affronta valutazioni e scelte senza condizionamenti e vincoli che agiscono in modo indipendente e non possono essere governati dalla coscienza, ebbene, non è possibile essere liberi. Non si è mai liberi, ma possiamo fare scelte e assumersene la responsabilità.
Non si è liberi perché vi è un motore inconscio inarrestabile e vi sono processi cerebrali automatizzati che precedono ed eludono la coscienza. La realtà che percepiamo, i pensieri che arrivano alla nostra coscienza si trovano nel punto conclusivo di un viaggio cerebrale e inconscio che ne ha plasmato e condizionato il contenuto. Quel che abbiamo a disposizione in ciò che crediamo di vedere e in ciò che elaboriamo con il pensiero è materiale manomesso, che però limita, indirizza, determina ciò che scegliamo, ciò che decidiamo e come agiamo.
Ma possiamo scegliere, se mentire o essere sinceri, se passare con il rosso o fermarci. Sebbene ciò che possiamo scegliere sia il prodotto di un processo che ha subito interferenze inconsapevoli e automatiche, possiamo valutare ciò che abbiamo a disposizione e fare delle scelte. Delle cui conseguenze siamo per questo responsabili.
Siamo responsabili della nostra vita non perché ne siamo autori totalmente liberi di pensarla e valutarla. Ne siamo responsabili per la facoltà cognitiva che possediamo di riflettere. Ne siamo responsabili perché abbiamo la facoltà di analizzare e scegliere, pur se il materiale che analizziamo e le scelte che facciamo portano con sé un mondo cerebrale e psichico inconsapevole di cui ne subiamo le influenze.
L’evidenza neuroscientifica e psicologica di avere percezioni e pensieri che sono stati manipolati dal nostro mondo precognitivo, di emozioni vissute, di semplificazioni e automatismi neurocerebrali, rende ancor più importante e responsabilizzante l’atto delle nostre scelte e delle nostre azioni. Eleva a impegno etico la scelta, il ricorso al pensiero analitico da cui far scaturire decisioni e modi di agire. È impegnativa la consapevolezza che richiede la scelta proprio perché è sempre gesto incompleto. È come avere a disposizione una torcia, ciò che illumina non sarà mai l’intera stanza, ma per come viene utilizzata si vedranno meglio o peggio alcuni contenuti presenti nella stanza. Non essendo mai totalmente liberi, si affrontano con più responsabilità le scelte che si hanno a disposizione quando portano con sé il dubbio, il riesame, la domanda: “È questa la scelta migliore che possono fare?”
Si rimane lontani dalla scelta, alla sua grandezza umana ed etica, quando ci si affida agli automatizzati corsi intuitivi, istintivi ed emotivi della mente, senza interrogarsi su come si stia utilizzando il fascio di luce del proprio pensiero.
Ricevi senza impegni la lettera settimanale di ELSEWHERE, clicca qui
