Davanti a noi il semaforo diventa arancione. Vi è lo spazio per rallentare e fermare l’auto che stiamo guidando.

3 modi di essere, non solo di agire.

1. Acceleriamo e passiamo. La norma è molto chiara e consente di passare con il semaforo arancione solo se siamo in transito dell’incrocio, non quando abbiamo tempo e modo di fermarci. Questo è dunque indubitabilmente un modo di agire scorretto. Ed è interessante osservare come ci si dia da fare nel cercare di renderlo comprensibile, necessario, eccezionale, persino legittimo. Come si cerchi di rendere compatibile un’idea di sé (ad esempio: di persona onesta, che si attende che gli altri rispettino le leggi) con i propri comportamenti che la contraddirebbero.

2. Ci fermiamo. C’è chi si ferma perché è un dovere, perché deve farlo e va fatto. O anche perché teme di poter incorrere in qualche sanzione. Questo comportamento, di adempimento normativo, senza altra ragione che il dovere di farlo è squisitamente un modo di agire morale. Quanto le nostre azioni adottano ciò che abbiamo imparato come doveroso. Come noto, anche moltissimi animali hanno un modo di agire “morale”, attento agli effetti per la comunità a cui appartengono o agli altri singoli individui della proprie specie. La morale è una disciplina spontanea e automatizzata della sopravvivenza, prodotta dall’appartenenza sociale.

3. Ci fermiamo. Ma in questo caso perché ci siamo chiesti perché sia necessario. Ci induce a fermarci il pensiero e la preoccupazione di poter causare un danno a qualcuno, se cercassimo di passare l’incrocio. Ecco l’etica. Diversamente dalla morale automatizzata (pur positiva e necessaria), l’etica il prodotto della fatica di una risposta intellettualmente onesta preceduta da una domanda. Ogni etica nasce da una domanda: “Cosa è giusto che io faccia?” E’ il dubbio che genera consapevolezza e scelta.

Tre differenze tra morale ed etica.

Collettiva e individuale– La morale è un prodotto collettivo, e collettivamente può essere ignorata, modificata, adattata. La morale trova nella collettività la sua origine e il suo rifugio, può essere prigione che limita e inibisce, oppure diventare deriva collettiva che legittima la coscienza nella violenza, nell’odio o nell’intolleranza. La morale è al servizio delle collettività, dei suoi bisogni prioritari di sopravvivenza, di protezione, di conservazione: Quasi mai la collettività è al servizio della morale. L’etica è un’esperienza singolare. Si può avere un modo di agire moralmente corretto, perché conforme alle regole della collettività, ma essere poveri di etica. Perché ciascuno è solo nella relazione con il suo agire etico. L’etica supera il bisogno di sopravvivenza, non si limita alla coesione tribale e per simpatia ed è rivelazione individuale.

Pervasiva e situazionale– La morale è quasi ovunque in ciò che pensiamo, diciamo o facciamo. Su quasi ogni aspetto della nostra esistenza è presente un indirizzo morale che ne stabilisce la direzione. L’etica è invece occasionale. Il dubbio etico – “Se sia giusto ciò che sto facendo” – non ricorre sempre. Ma solo nelle situazioni nelle quali potremmo prendere direzioni opposte, con opposte conseguenze. E’ nel dilemma che si rivela di che stoffa è fatta la nostra etica. Essere onesti e pagare le tasse, oppure tenerci i soldi per acquistare ai figli i libri di studio? Essere sinceri e dire quel che pensiamo o tacere evitando il rischio di perdere il posto di lavoro? Il filosofo Simmel ha scritto che i valori che ci appartengono si misurano in base agli altri valori che dobbiamo sacrificare per realizzarli. L’etica nasce da un dubbio personale e solitario che produce una scelta, che costringe a tenere qualcosa e a rinunciare a qualcosa d’altro.

Spontaneità e autenticità– Due differenti logiche neuronali sono all’opera quando agiamo seguendo una morale o quando cerchiamo di agire eticamente. La morale è spontanea, è un modo di agire che abbiamo fatto nostro e che non interroghiamo. La mente si è abituata a comportamenti moralmente accettabili e condivisi, depositandoli nelle aree più automatizzate del nostro cervello. Sovente siamo stati inconsapevolmente plasmati da indirizzi morali. Per essere un soggetto etico è necessaria invece una coraggiosa intimità conversativa, disciplinata dalla volontà di consapevolezza. L’etica, nascendo da un dubbio, si avvale delle personali e distintive risorse neurosinaptiche della corteccia prefrontale. Per questo non vi è etica senza riflessione e dialogo introspettivo, che sono funzioni corticali della mente. E’ attraverso l’esercizio di un pensiero vigile e critico che un progetto di etica diventa un progetto di autenticità. La persona, nella sua necessità ad esistere pienamente e con consapevolezza, ha un appuntamento ineludibile con l’etica.