Mi pare sia piuttosto sopravvalutato il ruolo delle motivazioni nel riuscire a cambiare. Certo, è un ingrediente indispensabile, ma forse non così prioritario.
Quante delle scelte che facciamo, dei pensieri che abbiamo, dei comportamenti che adottiamo sono la conseguenza di chiare motivazioni che ci stanno muovendo e indirizzando?

Se se si attribuisce alla motivazione la funzione di essere la ragione di un modo di agire (da cui motiv-azione), forse, prima ancora della tipologia delle motivazioni, potrebbe essere utile distinguere due regimi psicologici, due ordinamenti:

  1. le motivazioni seguite dalla nostra mente inconsapevole e automatizzata (“Vi sono ragioni del cuore che la ragione non conosce” Pascal),
  2. le motivazioni che ci ispirano quando siamo consapevoli criticamente e vigili su ciò che decidiamo e facciamo.

Se osserviamo una giornata tipo, con il suo cumulo di attività, di impegni e frenesia, e anche di comportamenti routinizzati, ci si potrebbe chiedere quanto di questa vita vissuta è indirizzata da una lucida e riflettuta scelta di motivazioni? E non ci confonda di essere in grado di spiegarci – ex post – le ragioni di quello che abbiamo fatto, perché non significa necessariamente che lo abbiamo scelto consapevolmente. Neppure il fatto che viviamo momenti di bellezza e gioia, significa che li abbiamo vissuti perché mossi da una chiara motivazione.
Per lo più la vita ci accade. E appare in realtà piuttosto contenuta la componente della nostra vita che generiamo dopo esserci fermati a chiederci cosa sia meglio fare, cosa desideriamo vivere, prima di averla vissuta. Quella componente che ha avuto delle motivazioni nate dalla riflessione e da una scelta cosciente e analitica.

Senonché cambiare per lo più significa mutare quella parte della nostra vita che viviamo senza essere alla guida delle motivazioni che la governano. Significa mutare modi di agire a cui siamo abituati, timori che ci condizionano, consuetudini che ci appaiono irremovibili. Significa agire contro le motivazioni inconsapevoli e inconsce che ci fanno essere chi siamo. E non basta allora la forza di motivazioni che scegliamo consapevolmente, non basta il desiderio di essere differenti, migliori o meno timorosi.  Non basta avere motivazioni intenzionali, occorre la costanza e l’impegno faticoso dedicati a contrastare le motivazioni del nostro cervello abitudinario, della nostra mente predominante, con le sue abitudini e il suo perentorio e motivato bisogno di non cambiare.

Quindi non solo motivazioni, ma motivazioni più forza di volontà protratta nel tempo. E tra i due ingredienti è il secondo che fa la differenza.