La nostra mente inconscia, quella che lavora a pieno regime senza alcun apporto della nostra coscienza, segue una regola molto semplice per stabilire cosa sia meglio per noi: non soffrire e fare meno fatica possibile.
Per la nostra mente inconsapevole e istintiva il meglio non è la felicità, un contenuto troppo complesso per essere presidiato in modo efficiente. Evitarci la sofferenza è la missione che biologicamente il nostro cervello inconscio affronta con un’armata di forze automatizzate e spontanee: rimuovendo e dimenticando, esagerando e spaventando, ignorando e semplificando.

Ognuno ha nel cuore un personale navigatore inconscio, che diagnostica le possibili sofferenze e attiva le conseguenti protezioni e difese. Senonché il nostro navigatore non sempre ci porta lungo le strade migliori, non sempre ci impone le scelte che ci possono rendere più felici o persone più ricche di valore. Potrebbe essere allora importante comprende quanto sia attendibile e affidabile l’indirizzo inconscio che ci guida nell’evitare, nel temere, nel prevenire.

E’ possibile riconoscere 4 fonti che condizionano e redigono le mappe seguite dal nostro gps.

  • Le esperienze di sofferenza. Quando si vivono sofferenze l’amigdala produce un enzima che ne crea una duratura traccia biologica nei nostri neuroni. Questa memoria del dolore viene utilizzata nel futuro, per interpretare ciò che si vive e per impedire che si ripeta. Sicché è molto facile che le ferite del passato decidano le strade del futuro.
  • Le capacità possedute. Il nostro navigatore inconscio cerca anche di tenerci alla larga dalle esperienze verso le quali siamo meno attrezzati di abilità. Cerca di non farci percorrere strade dove potremmo fallire scoraggiandoci con timori, stanchezza o diffidenza. Anche per questo l’impossibile non è uguale per tutti.
  • Le influenze culturali. In ogni cuore vi è un noi, siamo parte di un mondo sociale e affettivo, con i suoi valori, le sue regole, i suoi criteri di merito e di apprezzamento. Il nostro navigatore inconscio ci indirizza verso modi di agire e sentire che ci evitano l’esclusione dai legami a cui apparteniamo e di cui abbiamo bisogno. Il timore della solitudine è un semaforo rosso di molte strade.
  • L’identità che ci diciamo di essere. Causerebbe un grande dolore danneggiare la nostra autostima, lo storytelling che facciamo di noi stessi, con i valori che pensiamo di possedere, con le qualità che pensiamo di esprimere, con i modi di agire che pensiamo di possedere. Per questo l’azione del nostro navigatore inconscio è guidata anche dall’obiettivo di proteggere chi pensiamo di essere, nascondendoci aspetti che ci appartengono, ma la cui consapevolezza costringerebbe a riconsiderare noi stessi. Chi pensiamo di essere è una verità di cui abbiamo bisogno nell’incertezza del mondo.

Ma la premessa biologica della nostra mente, che soffrire è un male e bisogna evitarlo, non è sempre la migliore direzione verso cui dirigerci. Per sottrarci dalla sofferenza generiamo o conserviamo mondi di insoddisfazione, di fatica, di inconsapevolezza, di egoismo, di paure o di povertà del cuore. Per allontanarci dalla sofferenza rimuoviamo aspetti di chi siamo realmente, oppure affrontiamo l’ignoto sulla base di quanto ne abbiamo paura. Scappiamo dalla sofferenza e a volte ci troviamo perduti in essa.

Quali sono le mappe nel tuo navigatore emozionale?

Scegli i 3 aspetti maggiormente presenti in te.

  1. Sei critico/a e insoddisfatto/a del mondo intorno a te, sentendoti estraneo/a a ciò che vedi di negativo intorno a te
  2. Tendi ad attribuire agli altri e al mondo che vivi la causa delle tue azioni
  3. Nelle situazioni di difficoltà reagisci perdendo le staffe e il controllo, magari con emozioni eccessive
  4. Hai bisogno di avere una spiegazione per ogni cosa
  5. Hai bisogno di avere il controllo di ciò che vivi e ti riguarda
  6. Molto raramente ti capita di pensare che hai sbagliato qualcosa
  7. Tendi a dimenticarti di fatti spiacevoli che ti sono accaduti nel passato
  8. Tendi a non dare peso, o dimenticare, comportamenti meno belli o poco efficaci che hai
  9. Sovente ti capita di assumere comportamenti che senti opposti a quelli che desidereresti
  10. Sei molto preoccupato/a e attento/a ad essere accettato/a o apprezzato dagli altri
  11. Temi sovente di essere coinvolto nella responsabilità di insuccessi o fallimenti, oppure di sbagliare
  12. L’ignoto e l’incertezza ti frenano
  13. Fallire per te è molto faticoso
  14. Hai un sensibile tratto di permalosità
  15. Se molto impaziente
  16. Raramente sai accettare una critica al tuo operato o ai tuoi modi di agire senza replicare
  17. Ha una elevata timidezza
  18. Il conflitto con le persone ti genera disagio e te ne tieni alla larga

Ognuno di questi modi di agire è attivato e guidato da un sistema di difesa inconscio, che ti protegge da una possibile sofferenza.

Considera allora le 3 modalità in te più presenti e prova a porti queste due domande:

  1. Qual è esattamente la possibile sofferenza da cui ti stanno proteggendo?
  2. Cosa potresti trovare di valore e migliore se fossi capace di vivere questa sofferenza a cui ti stai sottraendo?