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GianMaria Zapelli elsewhere

Un contributo psicologico
per una vita consapevole,
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La nobiltà della mediocrità

La nobiltà della mediocrità

E’ comune considerarla una caratteristica poco apprezzabile, la mediocrità. E, se lo si ammette, di esserlo, mediocri, sovente è a malincuore.

La mediocrità è una misura, che stabilisce una carenza, una lacuna, in ciò che si sta affrontando. Si può essere musicisti o medici mediocri, ma anche capi, genitori, amici mediocri. Perché essere mediocri significa non essere pienamente, non essere abbastanza. Un non essere mancante, carente, meno rispetto a un meglio. Di chi non sta riuscendo in ciò che sta tentando.

Però cambiano e fanno molta differenza le ragioni per cui ci si trova in questa opacità. Vi sono modi mediocri di chi si accontenta. Di chi gioca a tennis ogni settimana, ma è soddisfatto così, della partita con gli amici. Di non si impegna ad essere un musicista migliore, un medico migliore o un capo migliore. Va bene e non vi è nulla da cambiare.  

Ma vi sono stati musicisti che hanno dedicato ore quotidiane di impegno e fatica, pur rimanendo mediocri e invisibili, rispetto ai grandi loro contemporanei. Così vi sono stati pittori che hanno sacrificano la loro vita per l’arte, ma, nonostante il loro incessante sforzo, sono rimasti mediocri e invisibili, non abbastanza innovativi e geniali come i loro contemporanei.

Vi è nella mediocrità un mondo sfaccettato e poliedrico, commuovente e toccante, ammirevole e anche drammatico. Perché è diversa la natura della mediocrità che viviamo, e che ci appartiene, secondo il cielo e i sogni a cui ispiriamo e a cui ci dedichiamo. 

Siamo per lo più mediocri, perché il sublime è raro e di pochi. Ma lo possiamo essere sfiorando lo straordinario, misurandoci con ciò che ci costringe a imparare, a impegnarci al meglio, al coraggio. Non ci riusciamo come vorremmo, non ce la facciamo come ci piacerebbe. Persino ne soffriamo, di esserne distanti. Ma nell’invisibilità, senza premi e applausi, nella nostra mediocrità, continuiamo a impegnarci in quell’essere di più che hanno i nostri sogni. Abbiamo lacune e carenze che ci rendono impossibile il successo di chi ha qualità e capacità migliori di noi, ma, nonostante la nostra mediocrità, non cessiamo di provarci,  senza perdere il desiderio e l’impegno di avvicinare, anche solo sfiorare, esistenze che pur non possiamo.

E’ una mediocrità grande, commuovente e meravigliosa. Resiliente potremmo dire, perché non cade nella frustrazione del fallimento, ma tiene con sé un sogno. Una mediocrità indispensabile, di chi, nell’ombra e senza applausi, non rinuncia a impegnarsi per diventare meglio.

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