È comune considerare la mediocrità una caratteristica poco apprezzabile. E se quando si ammette di essere mediocri sovente è a malincuore. Perché si ammira, si desidera l’eccellenza, riuscire a primeggiare in qualcosa. L’eccellenza è un parametro dei desideri, che consente di posizionarsi in alto nella stratificazione del consenso sociale e dell’affetto.
La mediocrità sancisce la carenza, la lacuna, l’essere indietro e meno di quello che si cerca di essere. La mediocrità non riguarda solo lo sport o l’arte, si può essere medici mediocri, anche capi, genitori o amici mediocri, quando non si è capaci di realizzare i modi che renderebbero eccellenti, quando si è distanti dal canone del meglio.
Ma non si è mediocri nello stesso modo, perché cambiano i modi con cui si affronta e si vive l’essere nei ranghi della media, l’essere simili ai tanti che non svettano ed è più opaca la propria luce. Va detto prima di tutto che fa differenza se si riconosce d’essere persone mediocri, oppure se ci si spiega i modesti risultati in ciò che si è tentato di realizzare l’esito di cause a cui si stati costretti.
Non ogni modalità d’essere mediocre, quando la si riconosce come tale, suscita disagio. Ad esempio, si potrebbe suonare abbastanza regolarmente uno strumento senza altre ambizioni che il piacere dei momenti di intimità con sé stessi e di poter condividere la propria musica in una serata tra amici. Si sa di essere musicisti mediocri, ma è esattamente ciò si desidera essere. Sicché la mediocrità della propria musica non ferisce. Ma quando si studia il piano ogni giorno per ore da anni, aspirando a diventare un grande concertista, e se arriva inesorabile la consapevolezza che qualcosa mancherà sempre per essere grandi come di desidera, si precipita nella propria mediocrità, anche se si sa di saper suonare il pianto decisamente meglio di moltissimi altri. Vi sono stati musicisti, pittori, scrittori che hanno sacrificano la loro vita per l’arte, ma, nonostante il loro incessante sforzo, sono rimasti mediocri e invisibili, non abbastanza innovativi e geniali come i loro contemporanei.
Vi è nella mediocrità un mondo commuovente e toccante, ammirevole e anche drammatico. Siamo per lo più mediocri, perché l’eccellenza è rara e di pochi. Ma lo possiamo essere sfiorando lo straordinario, misurandoci con ciò che ci costringe a imparare, a impegnarci al meglio. Non ci riusciamo come vorremmo, non ce la facciamo come ci piacerebbe. Persino ne soffriamo. Ma nell’invisibilità, senza premi e applausi, nella nostra mediocrità, continuiamo a impegnarci in quell’essere di più che hanno i nostri sogni. Abbiamo lacune e carenze che ci rendono impossibile il successo di chi ha qualità e capacità migliori di noi, ma, nonostante la nostra mediocrità, non cessiamo di provarci, senza perdere il desiderio e l’impegno di avvicinare, anche solo sfiorare, esistenze che pur non possiamo.
È una mediocrità grande, commovente e meravigliosa. Resiliente potremmo dire, perché non cade nella frustrazione del fallimento, ma tiene con sé un sogno. Una mediocrità indispensabile, di chi, nell’ombra e senza applausi, non rinuncia a impegnarsi per diventare meglio.
