Ogni persona ha il proprio orizzonte, quel limite ultimo che raggiunge con lo sguardo, oltre cui vi sono modi di esistere, scelte e decisioni non ancora prese. L’orizzonte di ognuno dipende da dove ci si trova e da come ci si è arrivati. Copernico e Cristoforo Colombo osservando una nave scomparire lentamente all’orizzonte non vedevano lo stesso mondo. Anche se ciò che avevano negli occhi era lo stesso accadimento. Piatto e rotondo producono orizzonti differenti.

L’orizzonte non è un’esperienza, ma è il modo con cui ci spieghiamo le nostre esperienze. L’orizzonte è come immaginiamo quel che potremmo vivere, oltre i limiti e i confini che già abbiamo raggiunto. Nel passato sono esistite piccole comunità tribali, isolate e senza nessun contatto con altri essere umani, il cui orizzonte gravitava sulla convinzione che il loro mondo conosciuto fosse l’unico mondo esistente. Si spiegavano la vita e la morte, ciò che era possibile e ciò che era impossibile a partire dall’orizzonte di cui erano convinti. Ma poi, per la prima volta, un altro essere umano si presentò al loro villaggio, venendo da un luogo di cui non immaginavano l’esistenza e con un aspetto che non avevano creduto possibile. Da quel momento non poterono più conservare il loro orizzonte.

Poiché tutto ciò che è vissuto è vissuto emergendo da un orizzonte che rimane sullo sfondo, forse possiamo ricostruire una differenza tra le persone, nel mondo in cui si abita il proprio orizzonte. Tra chi si concentra su ciò che è in primo piano, su ciò che è visibile, accessibile, evidente e chi cerca l’orizzonte nascosto in ciò che vive, interrogandosi sulla sua natura. Così, ad esempio, vi è chi alla domanda: “Quali sono i tuoi principali valori?” risponde senza esitazioni: “La famiglia, l’amicizia, la sincerità e il rispetto”. E chi al presentarsi nella sua mente di parole come “famiglia”, “amicizia” e altre si ferma e si chiede: “Da dove vengono? E perché proprio queste?”. Un altro esempio. Vi è chi possiede e dice pensieri che la maggior parte delle persone considera giusti, fa scelte che sente giuste. Modi che non richiedono uno sforzo di riesame, tanto è evidente e chiaro cosa sia giusto dire o fare. E vi è chi invece, mentre sta parlando con gli amici, mentre sta tornando a casa la sera, mentre sta spiegando al figlio cosa sia giusto, si ferma, preso da uno smarrimento, disorientato e si chiede: “Da dove viene tutto questo sentire di fare la cosa giusta?”.

Vi sono persone che cercando di mettersi sul loro orizzonte, si spostano, là dove le forme perdono precisione, dove è approssimativo sapere ciò che si è e ciò che si potrebbe. Vi sono persone che abitano l’orizzonte, a volte, e altre sovente. Coloro che lo abitano con più assiduità probabilmente sono anche coloro che lo cambiano, l’orizzonte in cui viviamo.