Pazienza, tolleranza e indulgenza: tre modi prossimi che richiedono di ricordarci cosa ha più valore per noi.

Perché entrano in azione quando ciò che vorremmo si imbatte nella diversità, in una vicinanza estranea, in modi diversi da come riteniamo giusto. In queste circostanze è facile l’insofferenza, l’impazienza, il rifiuto, perché la riposta reattiva è di mal sopportare ciò che si allontana dalle aspettative. Le mente più istintiva è infastidita dalla perdita di controllo, quando il mondo si rivela diverso da come lo desideriamo, contraddicendo le nostre attese e come lo preferiremmo.

Certo, non è affatto facile collocare il confine che distingue pazienza, tolleranza e indulgenza dal permissivismo, dall’assoggettamento a ciò che invece srebbe preferibile fosse diverso. Ma l’opposto della pazienza, della tolleranza e dell’indulgenza non sono la rigidità, l’insensibilità, l’indifferenza. Non vi è giustizia se non sa anche essere indulgente e non vi è regola senza la capacità di comprenderne le eccezioni.

Per questo è impegnativo essere pazienti, tolleranti e indulgenti, perché non è facilitato da una misura che si può applicare universalmente, da un criterio che funziona sempre. Sono decisioni da prendere di volta in volta, con la forza del pensiero e della riflessione, tenendo a freno l’insurrezione emotiva. Chiedendosi quanto sia corretto, in quella specifica situazione, attendere ancora un po’ in coda, accettare una diversità che ci infastidisce o perdonare un modo di agire, che pur ha violato una regola.

Le nostre capacità di pazienza, tolleranza e indulgenza sono in questa forza di essere plurali e mai generici e assoluti, di saper distinguere momento da momento, situazione da situazione, senza generalizzare e irrigidire la realtà in modi che devono essere uguali sempre e per tutti. Quando si generalizza un valore in modo indifferenziato se ne sta anche perdendo la sua umanità. Universalizzare una regola, e perdere pazienza, tolleranza o indulgenza ad ogni infrazione, è al servizio del più comodo e cieco bisogno emotivo di avere un mondo sotto controllo e di evitare la fatica contro-emotiva che invece richiederebbero.

Vivere nell’ignoto e nell’incertezza privi di pazienza, tolleranza e indulgenza ci rende più poveri, difesi e imprigionati. Perché sono capacità che aiutano a evitare che l’ignoto diventi conflitto o isolamento, a evitare che chi è lontano da noi diventi indifferente, o peggio, un nemico.

PS: Altro tema è come si è pazienti, tolleranti e indulgenti con se stessi. Sovente il confine è meno rigido e severo di quello applicato agli altri.