Chi indossa uno zaino sulle spalle stima un dato percorso più lungo rispetto a chi invece non ha nessun peso da dover portare. Un fatto che ci ricorda che il cervello non è interessato a conoscere la realtà, ma ad affrontarla.

Un’evidenza di questa logica cognitiva si coglie nell’importanza che ha per il cervello l’azione. Lo scopo che guida gran parte delle attività della nostra mente non è la conoscenza, non è attuare processi cognitivi per pensare e conoscere, ma per orchestrare azioni. Le reti cerebrali che presidiano il controllo del corpo e i comportamenti, intervengono e influenzano massicciamente le strutture neuronali del cervello dedicate a produrre percezioni, pensieri, ovvero conoscenza. Per un’evidente priorità di sopravvivenza, moltissima vita cerebrale è impegnata nel dirigere la relazione attiva, operative e corporea con il mondo. Non è il pensiero che governa la sopravvivenza, ma è il pensiero al servizio dell’azione, meglio, della relazione

La mente non applica questa successione lineare: prima si percepisce un evento, poi si pensa cosa sia meglio fare, infine si agisce. Già nel contenuto di ciò che si percepisce è presente l’apporto delle reti neuronali esecutive, dedicate all’azione, a governare muscoli e movimenti del corpo. I processi percettivi e quelli motori sono legati da una circolarità: il movimento, l’azione del corpo influenza la percezione e il pensiero.

Moltissimi esperimenti hanno dimostrato gli effetti sulla percezione, e quindi sulla conoscenza, di esperienze cognitive prodotte da sistemi neuronali apparentemente estranei alla funzione cognitiva della percezione. Come nella percezione dello sforzo. La lunghezza di un percorso viene sovrastimata da chi è sovrappeso, da chi è affaticato o da chi è più vecchio. La percezione di una distanza non è un’informazione neutra, ma è influenzata dallo sforzo che si sente necessario per ricoprirla.

Il contenuto della percezione viene determinato anche dalle capacità che si possiedono. La paura, la mancanza di abilità, o al contrario la preparazione influenzano la percezione delle attività che si devono affrontare. I bravi giocatori di baseball tendono a sovrastimare la grandezza della palla, così come i giocatori di golf esperti giudicano la buca più grande, quindi meno difficile, dei giocatori principianti.

Per il nostro cervello non esiste la necessità e il valore di una conoscenza fine a se stessa. Il contenuto di ciò si percepisce cambia secondo l’azione e la relazione che intendiamo avere o potremmo avere con esso.

Una prima e sommaria conseguenza, quando ci si vuole occupare di aiutare nel cambiamento: per produrre un nuovo comportamento appare utile considerare come il corpo possa concorrere nei comportamenti da mutare, con le sue modalità di influenzare percezioni, convinzioni e scelte. Quale relazione esiste, ad esempio, tra irrobustire la capacità di decisione con maggiore coraggio e l’influenza del corpo sulla percezione della realtà e la sua valutazione? Oppure, quali educazioni del corpo sono necessarie per influenzare le convinzioni e le certezze che si possiedono, per orientarle verso maggiore positività o proattività?