“Quando è stata l’ultima volta che ho fatto qualcosa per la prima volta?”

Uno sguardo che potremmo dedicare alla nostra vita potrebbe considerare il susseguirsi delle esperienze che abbiamo avuto per la prima volta. E probabilmente ricostruiremo, dall‘infanzia ad oggi, una progressiva riduzione del numero delle nostre prime volte. 

Per molti anni crescere, impadronirsi di un’identità e di capacità, ha significato sperimentare prime volte, esperienze nelle quali andavamo oltre ciò che avevo già conosciuto o incontrato. 

Certo le prime volte continuano anche da adulti, soprattutto perché l’epoca a cui apparteniamo non ha più nulla di certo che proseguirà e si ripeterà. Così dover fare qualcosa per la prima volta è sempre incalzante. Ma l’origine delle nostre prime da adulti può essere differente. Vi sono le prime volte che siamo costretti ad affrontare, che non abbiamo scelto. Perché ci hanno cambiato il ruolo in azienda, perché nostro figlio crescendo ci impone nuove esperienze e nuove scelte, perché un malanno si impossessa del nostro corpo o di quello di una persona amata, perché Covid-19 ci costringe a nuove quotidianità. 

Una domanda allora potrebbe essere: “In questo ultimo mese quando è accaduto che ho scelto, senza alcuna necessità esterna che me lo richiedeva, di affrontare un’esperienza per la prima volta? Un’esperienza che, non avendola mai vissuta prima, ho affrontato con un po’ di timore? “

Perché vi sono prime volte che hanno un ingrediente impegnativo: il rischio. Non potendo beneficiare di esperienze pregresse non si può essere sicuri di come andrà a finire. E potrebbe anche non finire bene, trattandosi di una prima volta. Si potrebbe ottenere una delusione, o risultare incapaci, goffi o maldestri, si potrebbe sbagliare e rimanere mortificati. 

Le prime volta sono insidiose per la nostra autostima e ciò a cui ci siamo abituati. Così da adulti quelle volontarie si riducono, diminuiscono. Ne possiamo fare anche a meno, perché ci basta ciò che abbiamo capito, di noi stessi e della vita, e ci pare già sufficiente ciò a cui ci siamo abituati. E ciò che sta oltre e altrove di chi siamo e dove siamo arrivati non reclama attenzione. Il rischio che porta con sé ci scoraggia, ormai lontani dall’adolescenza e ben piantati su ciò che già siamo e abbiamo.

Certo, potremmo fare a meno delle prime volte, non avventurarci in nuove emozioni da scoprire, modi di essere che non sapevamo di avere, incontrare persone sconosciute, luoghi ed esperienze che ci potrebbero insegnare qualcosa che non sapevamo ancora. Potremmo fare a meno di sperimentare esperienze che ci farebbero vibrare di sorpresa, la meraviglia di scoprirci coraggiosi sfidando i nostri timori. Certo, ne potremmo fare a meno.