Non è facile riconoscere la differenza, tra ciò che caratterizza un sentimento rispetto a quel che è proprio di un’emozione. Ma già considerando l’attivazione biochimica del cervello, possiamo distinguere: la manifestazione di un’emozione è connessa con l’innesco, episodico e circoscritto nel tempo, di precise aree cerebrali della via talamica. Mentre i sentimenti, con la loro natura protratta nel tempo, sovente di sottofondo, si avvalgono di un’azione corale della mente: l’area prefrontale, dedicata alla riflessione e al riesame di sé, interpreta la regia di un dialogo con altre aree neuronali, quelle della percezione, della memoria e, naturalmente, anche quelle che originano le emozioni.

Questa differenza ci aiuta a cogliere la natura dei sentimenti, di essere un vissuto che amalgama ingredienti, riconducendoci a un sentire, ad avere i nostri sensi coinvolti in uno stato d’essere, nel quale si accordano emozioni, desideri, aspettative, scoperte. 

Certo, i sentimenti si nutrono di emozioni, ma che sole non bastano a trasformarsi nell’albero di un sentimento: non ogni attrazione diventa amore, non ogni ammirazione diventa fedeltà, non ogni estasi diventa impegno.

Sicché potremmo dire che i sentimenti sono le emozioni trasformate in esperienza. È il sentire episodico provato che si eleva ad appartenenza, a domicilio dell’anima. Il sentimento è rivelazione, quando scopriamo e comprendiamo che le emozioni che viviamo hanno una trama, un legame che le rende necessarie e collegate con ciò che siamo. Un’evoluzione che sublima le emozioni, gli accadimenti isolati, per renderli uno stato d’essere. Il piacere e l’attrazione che diventano amore. La rabbia ripetuta che diventa amarezza. La gioia vissuta che diventa felicità.

I sentimenti sottraggono le emozioni al loro nomadismo caotico, alla loro direzione reattiva, per dar loro una narrazione, un futuro a cui appartenere e durare. La loro è alchimia potente: raccolgono quel che ci accade e lo accordano con un modo d’essere, consegnandoci a un modo di sentire la vita, non solo i suoi episodi. Se dunque l’emozione è irruzione, il sentimento è interpretazione che porta con sé una promessa, predispone, diventando grammatica di quel che viviamo, giorno dopo giorno. Cornice che emancipa le emozioni e il loro senso.

Perciò, il potere dei sentimenti è farci evolvere dalla reazione (delle emozioni) alla relazione, con noi stessi e con le persone. Prendono ciò che vivono i nostri sensi e vi troviamo un ordine, prima di un pensiero, prima di una razionalizzazione, per custodire ciò che ci occorre e dobbiamo avere con noi. Come porti nei quali ripariamo, nei quali abbiamo ancore e troviamo orizzonti per il viaggio nell’aperto del mare.

Essere capaci di sentimenti ci è necessario, perché ci consentono di dare alle emozioni la direzione della nostra felicità. Senonché, mentre è facile avere emozioni, più impegnativo essere capaci di sentimenti, di quel che un sentimento sa trovare oltre le emozioni.