Sentire se stessi è un requisito per essere: dobbiamo volere e desiderare sentire noi stessi, per poter accedere a ciò che siamo e che potremmo essere. Non è facile e scontato, come sembrerebbe. Ci appartiene, solo a noi umani, di poterci rivolgere attenzione, di poterci sentire. Ma è ascolto che turba, sovente deragliato. Perché ce ne possono mancare le parole, o anche il coraggio, di andare avanti nel mare che siamo per noi stessi. 

Ci fermiamo nella radure, oppure su scogli sicuri. Ci basta poterci dire quel che ci viene e pensiamo. “Mi dica qualcosa di sé” “D’accordo, innanzitutto sono uno che dice sempre quel che pensa”. “Non ha qualcosa di più accurato da dirmi di chi è lei?” “Beh, potrei dire di essere una persona che crede nella trasparenza, nella giustizia e che ama viaggiare.” “Va bene, ho capito.” 

E’ un destino impegnativo sentire se stessi, e non è neppure necessario che lo si compia. Si può trovare felicità e contentezza lungo il sentiero, dopo aver raccolto un po’ di sé, abbastanza per dirsi di essere persona e avere identità. 

Sovente è sguardo che torna indietro, a raccogliere la strada fatta dandole una direzione e una necessità. Il lavoro che negli anni ci ha preso così tempo, le tante scelte, i legami, l’amore e le delusioni, i sorrisi e le emozioni che si sono battute per qualcosa. Rastrelliamo il tutto che abbiamo vissuto dicendoci che è nostro e che era necessario che fosse così. Siamo sempre in tempo per dire che siamo arrivati qui dove siamo perché lo abbiamo voluto.

Più difficile guardare avanti e cercare qualcosa che ancora non siamo. 

Trovare nel sentire noi stessi chi possiamo essere di più, di vedere colori che non sappiamo ancora ed emozionarci di paesaggi che non abbiamo già attraversato. Più difficile sentire in se stessi di più di ciò che abbiamo già raccolto, sguardi che potrebbero sorprenderci e sentimenti che potrebbero sfuggirci liberi. 

“E lei invece cosa sa dire di sé” “Beh, potrei dire del suono di un’onda di notte, che incessantemente corteggia la spiaggia, ma poi subito dubita e si ritira.” “Cosa intende dire?” “Le dico che sento dentro di me quell’onda, anche se non sono mai stato al largo sul mare.”

Ma non è tutto. Nel cercare di essere chi ci sentiamo, ci imbattiamo nella nostra responsabilità verso gli altri. Perché sentire se stessi non può che portare inevitabilmente all’accoglienza in sé degli altri. Ospitalità che sarà diversa seconda del viaggio che avremo intrapreso con noi stessi. 

Potranno essere i pochi e precisi di coloro che ci occorrono per la nostra solitudine, se nel nostro sentire noi stessi ci siamo fermati, a volte arenati, sullo scoglio delle certezze e del poco che abbiamo scoperto. 

Oppure sarà l’Altro, che sentiamo ingrediente ineludibile del poter sentire chi siamo, ogni essere umano, l’umanità di cui è fatta uguale la nostra carne, che sentiamo vicina e parte di chi siamo. 

“E invece che pensa lei del suo legame con le persone?” “Credo di poter dire che ho il dovere di ascoltare. Ascolto gli altri per poter avere parole e sguardi di cui essere e diventare.”