“Pensare è come salire una montagna: più ti elevi meno persone trovi” E. Broch

Si può essere solitari e non sentirsi per nulla soli. Perché la solitudine non riguarda chi abbiamo a fianco, come e chi ci è vicino in ciò che viviamo. La solitudine non è un fatto, ancorché sia collegata a dei fatti. E’ un sentimento. 

E’ il modo di sentire la separazione da ciò che vorremmo vivere di affetto e amore. E’ un’esperienza di frattura, che il nostro cuore ci impone di vivere più o meno dolorosamente, per ricondurci a noi stessi. Attraverso il disagio dolente della solitudine otteniamo di essere centro delle nostre attenzioni. Diventiamo autocentrati, nel vivere e sentire la distanza che ci separa dagli altri, per trasformarla in cambiamento, in nuovo desiderio, o in accettazione. 

E’ così vitale per la nostra vita psicologica l’esperienza di vicinanza con gli altri, che quando viene meno siamo predisposti ad affrontarla perentoriamente con il sentimento della solitudine, per elaborare un risarcimento o una cura.

Sappiamo che ciascuno possiede la sua personale esperienza di solitudine. Il vissuto della propria originale solitudine è modulato da un ingrediente, su tutti: dalla natura personale del vivere “insieme” di cui abbiamo bisogno. E’ quando non realizziamo ciò che vorremmo insieme che scaturisce la pena della solitudine. E’ dal nostro bisogno di insieme,che abbiamo incorporato nel cuore, che erompe la voce alla nostra solitudine, quando è inappagato.

Insieme per non fallire da soli, o per avere speranze e sogni. Oppure insieme per potersi ritrovare accolti o per pensare gli stessi pensieri. Come pure insieme per avere meno paura, per sorridere, per danzare all’unisono o per raccogliere ricordi. Può anche essere necessità di insieme per liberare il corpo o anche solo per sentirlo meno freddo.

Per questo si può essere soli in molti modi, perché abbiamo bisogno e desiderio di essere insieme differenti. Lo impariamo molto presto di gioie e di vuoti, di vicinanze e di mancanze.

Così quando il nostro insieme che ci attendiamo non accade, ci troviamo ad attraversare il nostro irriducibile e sovente incomunicabile personale spazio di deserto, con la nostra dolente e celibe solitudine.

Non è allora una misura della solitudine il tempo che si trascorre con gli altri, o quanto se ne cerca la compagnia. Ma di ciò che abbiamo bisogno insieme e le volte che non lo siamo.

Vi sono modi solitari che non hanno carenze di solitudine, perché per esssere insieme è sufficiente una o due persone vicine, una serata raramente, una conversazione occasionale su un treno. Per il resto di cui si ha desiderio non occorre insieme.