Quando dirigiamo il malessere nella direzione sbagliata

Quando dirigiamo il malessere nella direzione sbagliata

La ferita produce difese. Il disagio che si vive, ad esempio per una delusione o per un fallimento, sono sovente esperienze che mettono in moto un inconscio movimento sotterraneo. Sovente la sofferenza possiede un versante in ombra che ne cerca un’elaborazione, una collocazione che riesca a contenerla, a renderla compatibile con la narrazione di sé e la propria autostima.

Tra i meccanismi difensivi a cui la strategia inconscia ricorre con una certa frequenza è lo spostamento.

Un disagio, una frustrazione, una rabbia che si sono sviluppati in noi vengono diretti, meglio, dirottati verso un destinarlo diverso del reale autore del nostro malessere. Ad esempio, nel lavoro viviamo delusioni, mortificazioni, che non si trasformano in un’aperta ostilità verso il capo che ne è l’origine. Ma quando siamo a casa basta poco per liberare l’aggressività che abbiamo trattenuta e imbrigliata. Abbiamo sostituito i destinatari delle nostre emozioni negative, dalla fonte originale verso un rimpiazzo meno impegnativo da gestire. Nell’amministrare la frustrazione, non potendola cancellare, si assicura che si scarichi minimizzando i danni che produce. Così le conseguenze per la nostra scarica emotiva non produrranno danni ingestibili.

Vi è un’intelligenza opportunistica nello spostamento inconscio della nostra aggressività: l’inconscio ci sceglie bersagli che non ci richiederebbero risorse che non possediamo. Come, ad esempio, di poter cambiare lavoro facilmente se manifestassimo la nostra disistima al capo.
Altro esempio ricorrete è il rapporto con il cibo, con l’abuso senza autocontrollo, quando diventa il condotto nel quale si dirottano malesseri che hanno origine e territorio altrove.

Lo spostamento consente quindi due benefici psichici: di canalizzare il malessere verso uno sfogo, verso un allentamento dell’ingombrante emozione negativa che si è accumulata. E di tenerci all’oscuro della sua reale causa, evitandoci di doverla affrontare.

Trovare canali di sfiatatoio emotivo è un modo di governare l’addensamento di malessere e disagio. Ma, come sempre, se viene lasciata questa scelta all’inconscio si mette una pezza da una parte e si potrebbe produrre una voragine dall’altra. Come sono le voragini dei conflitti interni che rimangono inconsci e che comunque esplodono da qualche parte.

 

 

 

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