Due topi sono stati messi in due gabbie separate. Sotto hanno lo stesso pavimento, attraversato da scosse elettriche in modo casuale. Senonché, uno dei due roditori ha a disposizione nella gabbia una levetta, con la possibilità di interrompere la corrente. L’altro non può altro che attendere e subire passivamente l’arrivo delle scosse.

Così, quando arriva la corrente, entrambi sussultano per il dolore, ma il topo che ha a disposizione l’interruttore lo attiva subito, arrestando la corrente. Interrompendola nello stesso istante per entrambi i due topi. 

Alla fine dell’esperimento entrambi i due animali hanno subito le stesse scariche elettriche, nelle stesse circostanze. Ma la salute è nettamente differente: il topo che aveva la leva di controllo è rimasto in piena forma: pelo lucido, reattivo. Quello costretto alla passività e senza leva, privato della possibilità di controllo, è in uno stato disastroso. Nonostante abbia ricevuto le stesse identiche scosse elettriche dell’altro topo.

Non ci logora, non ci genera ansia lo sforzo, la fatica, persino il dolore, ma l’impossibilità di sentircene padroni, l’assenza di controllo. Non conta il controllo effettivo, ma la convinzione di possederlo.

Il sentimento di controllo di ciò che viviamo corrisponde alla percezione di poter prevedere e influenzare ciò che potremo vivere, riducendone l’ignoto. Riguarda il futuro che ci accade, credendolo conseguenza delle decisioni e delle azioni che possiamo oggi. 

È un sentimento centrale nella nostra iniziativa esistenziale, nelle scelte che facciamo, nei desideri a cui crediamo. Perché sono le convinzioni sulle nostre possibilità di controllo, di ciò che possiamo ottenere attraverso le nostre capacità, che stabiliscono l’investimento di energie e di desiderio.

Andiamo dove ci porta il cuore è troppo generico, in realtà andiamo dove ci porta la convinzione di poterne avere il controllo. Così, tra le principali differenze che distinguono una persona da un’altra, vi è il rapporto che ciascuno instaura con il proprio bisogno di controllo. Una traccia su cui ci muoviamo, per lo più sotterranea, perché influenza cosa escludiamo e cosa ci interessa, cosa ignoriamo e cosa ci attendiamo, cosa affrontiamo e cosa evitiamo.

Come è altrettanto decisivo il nostro modo di reagire quando ci imbattiamo in esperienza di cui non ne abbiamo avuto il controllo, quando ci sorprende l’imprevisto, l’ignoto, il disorientamento. Siamo nel territorio precario, in cui non abbiamo sicurezze, della vulnerabilità, dello sbaglio, dell’errore. Dove non abbiamo controllo più facilmente abbiamo smarrimenti, fallimenti, insuccessi. Sicché tanto più siamo a disagio con l’esperienza della sconfitta, della perdita, dell’errore, maggiore sarà la necessità di un sentimento di controllo preventivo, che ci tenga rassicurati lungo le rotte di un mondo che sappiamo prevedere.