Si nasce e ci si consegna ai propri i tuoi genitori, perché è necessità di sopravvivenza affidarsi, reclamando cura e attenzione. Di quel che si riceve dai propri genitori se ne ha una comprensione approssimativa, grossolana. Se ne percepisce soprattutto l’assenza o la presenza, ma poco delle infinite variazioni, migliori o peggiori, attraverso le quali un genitore può prendersi cura del figlio. Ma sono i tuoi genitori, e li ami per il solo, radicale e vitale fatto che sono le due persone che ti hanno dato la vita e a cui ti occorre aggrapparti.
Non hai capacità, e neppure esperienza, per valutare la qualità di come stiano plasmando la tua identità e la tua vita futura. Nessun confronto, nessun metro di paragone, sui baci che ricevi o che non ricevi, sugli abbracci che ti accolgono e quelli che potrebbero ma che non ci sono, sulle parole che ti rivolgono, quali, quando e come. Ma è tutto quello che hai e, soprattutto, tutto ti pare inevitabile, necessario, definitivo.
Soprattutto nei primissimi anni, quando non hai ancora pensieri che analizzano quel che vivi, ma è solo immediato, istintivo assorbimento di quel che ti accade.
Devi arrivare a superare i sei sette anni per cominciare ad accorgerti che vi sono altri genitori e non sono tutti uguali. Ti confronti con i tuoi compagni di classe e scopri qualcosa di differente. Ma non è ancora una capacità sottile nel comprendere i tuoi genitori. Vedi un regalo che ti fanno in più o in meno, vedi che ti accompagnano a scuola oppure no. Ecco allora qualche nuova attesa verso i tuoi genitori, basata su questa differenza: di una collezione di figurine come gli altri, di una gita scolastica come gli altri.
Ma sei ancora largamente senza occhi e non vedi, perché non sai capire. Poiché si vede solo quando si sa comprendere quel che entra negli occhi e soprattutto penetra nel cuore. E non sai capire gli effetti sulla tua vita delle parole e dei commenti che senti scambiare tra i tuoi genitori quando sei alla tavola seduto vicino, non sai immaginare come possano fare differenza. Così non sai capire la differenza sul tuo futuro tra ascoltarli sparlare degli altri o parlare di libri. Come non sai accorgerti degli effetti dei loro modi di agire sulla curiosità, di come stanno educando le tue sensibilità verso le persone, il mondo e la natura. Continui ad assorbire senza accorgertene. Senza avere mezzi per renderti conto come stiano producendo il tuo futuro i programmi televisivi che i tuoi genitori ti consentono di vedere, oppure il tempo che passano con te facendoti domande oppure parlando troppo. Neppure comprendi come la vita che sta accadendo ai tuoi genitori condizioni la loro gioia con te, la loro irritabilità e la loro pazienza. Ti accorgi quando sono irritati o felici, ma non sai nulla di come avrebbero potuto essere dei migliori genitori per te. Non sai nulla di come le loro speranze, oppure la loro rassegnazione, o ancora la loro fragilità siano nelle parole che ti dicono, nei gesti che ti dedicano, nell’eccesso di ansia che hanno verso di te. Diventi quel che ricevi e come, senza sapere il futuro che ti attende.
Devono passare molti anni per comprendere e sapere chi sono stati i propri genitori. Quando si potrà, e vorrà, comprendere come l’istruzione che hanno avuto, il lavoro che facevano, le soddisfazioni che vivevano, i fallimenti che hanno patito, gli interessi che occupavano il loro tempo, gli amici che frequentavano casa hanno influenzato, condizionato e penetrato i loro sorrisi per te.
