Quel che scopriamo di noi stessi e ci diciamo di essere, come ci raccontiamo la nostra identità influenza e indirizza scelte, ripetizioni e cambiamenti della nostra vita. Attingendo a quel ci accade, alle esperienze vissute e che viviamo, quel che ci diciamo di essere allo stesso tempo ne è il prodotto. Così è presente in noi questa ricorrenza circolare, che può essersi stabilizzata, oppure continuare a mutare i suoi termini: tra le parole che ci diciamo per descriverci e le esperienze che consideriamo per produrle, a loro volta condizionate e indirizzate dalle convinzioni che abbiamo su noi stessi.

Possiamo essere approdati a una calma e stabile equazione: narrazione di sé ed esperienze sono equivalenti, nulla accade di nuovo da produrre un cambiamento in uno dei due ingredienti. Non accadono nuove scoperte introspettive sulla nostra identità che metterebbero in moto atteggiamenti nuovi, e neppure la nostra vita ci propone nuove esperienze da costringerci a rivedere quel che ci diciamo di essere.
Oppure questi due poli possono rimanere in tensione, mutando e mutandoci. Perché viviamo nuove esperienze che ci costringono a rivedere il pensiero su noi stessi. E continuiamo una conversazione interiore che porta alla luce aspetti di noi stessi che non avevamo compreso prima.

Concentrandoci sulla nostra conversazione interiore, sui contenuti che raccogliamo per raccontarci di noi, sappiamo che è interminabile descrivere chi siamo, quel che accade in noi e attraverso di noi.  Di seguito la proposta di sette ingredienti per una conversazione con sé continuamente capace di disvelare aspetti inediti della nostra identità. 

1. Avere una buona ragione
Non è indispensabile interrogarsi. A non farlo a volte se ne guadagna in pace e leggerezza. Occorre avere con sé una solida ragione per avere le energie e il coraggio che richiede. Una chiara risposta alla domanda: “Perché mi occorre e mi è indispensabile conoscermi meglio?”

2. Intercettare le occasioni
Sono molteplici le occasioni per scoprire di sé aspetti nuovi, particolari che mettono meglio a fuoco le ragioni delle nostre emozioni, le fonti dei nostri pensieri o i nostri modi di agire. A volte ci vengono regalate, come quando riceviamo una critica: una porta da aprire con le domande da farsi. Per lo più le dobbiamo cogliere, sapendole riconoscere, in un gesto che non ci aspettavamo, in un silenzio inatteso di cui siamo destinatari. Possiamo ignorarle, o rimandarle al mittente, oppure possiamo conversare con noi stessi.

3. Affilare le parole
Non vi è pensiero senza parole. Non vi è consapevolezza senza linguaggio. La cura e la precisione delle parole che usiamo per descriverci fonda il modo di possederci. Perché le parole stabiliscono identità, non si limitano ad esserne portavoce. Le parole sono la materia che abbiamo in mano per plasmare chi siamo.

4. Cercare le domande
La conversazione interiore nasce dalla domanda, non dalla risposta. Perché è la domanda che produce pensiero. La risposta è quando il pensiero si ferma e non va oltre. Ma non basta la domanda, occorre una buona domanda. Una buona domanda è quella che ci facciamo senza avere già una risposta.

5. Diffidare dalle risposte
Il pensiero è largamente dominato da meccanismi neurobiologici spontanei e automatizzati. Spontaneamente la mente preferisce le risposte, è organizzata per fornirci direzioni, pensieri che danno velocemente forma alla realtà. Una buona conversazione interiore diffida sempre delle prime risposte che trova alle domande che si pone, ma si chiede: “Cosa vi è d’altro da capire, da vedere?”

6. Prendere le distanze
Le emozioni sono, nella conversazione interiore, una pessima compagnia. Colorano in modo partigiano la realtà. Per avvicinarsi alle proprie modalità d’essere più celate e meno accessibili, occorre distaccarsi dal suono delle proprie emozioni, dai timori e dalle cautele, dallo scetticismo e dal sospetto che vorrebbero farci credere. Troviamo le origini delle nostre emozioni allontanandoci da esse.

7. Rinnovare i ricordi
I ricordi non sono una materia statica, inerme, immobile nel tempo. I ricordi hanno una loro vita, mutano e si trasformano nel tempo, restituendoci un passato rigenerato. I ricordi appartengono al presente. Dialogare con i propri ricordi è una fonte preziosa per le proprie conversazioni interiori. Prendendoli e rigirandoli, cercando in essi ciò che hanno di nuovo da dirci.