Di pasta differente la sicurezza e il coraggio. Dove si trova l’una non si trova l’altro.

Immaginiamo il ciglio di uno scoglio. Tre metri giù sotto il mare. Qualcuno si butta senza alcun timore nel cuore. E’ sicuro. Qualcuno viene visitato dalla paura, ma ce la fa a vincersi e si butta. E’ coraggioso. E vi è anche qualcuno che rimane lassù, paralizzato dalle paure.

Il cuore è sicuro quando è privo di timori. Infatti anche l’etimologia lo ricorda: sine-cura, senza timori. La sicurezza è lo stato d’animo prevalente della vita. Perché gran parte di ciò che facciamo, quotidianamente, è privo della presenza disagevole dei timori. La vita sarebbe emotivamente insopportabile e insostenibile se non fossimo per lo più sicuri in ciò che facciamo. Da quando ci alziamo la mattina alla conclusione della giornata.

Sicché la differenza non è tra chi è sicuro e chi no lo è. La nostra mente possiede un biologico bisogno di sicurezza. Semmai vi è differenza nei contenuti, nelle scelte e nelle azioni che viviamo di cui ci sentiamo sicuri. Vi sono scalatori che si sentono sicuri, quindi senza timori, nel salire una parete senza protezione e poi sono terrorizzati nel parlare davanti a un pubblico. 

La sicurezza è dunque il prodotto di un’educazione. I timori scompaiono quando ci si abitua, quando la mente ha imparato o si è convinta che non vi sono pericoli. Quando cessa di produrre timori. 

Invece il coraggio è tutt’altro. E’ esattamente la qualità della nostra relazione con le paure. La persona coraggiosa non è sicura, priva di timori. Al contrario vive un timore e non se ne fa condizionare. Questo è il coraggio: saper prendere una direzione differente da quella che reclamano i nostri timori.

Saper entrare in relazione con le proprie paure è un importante e indispensabile esercizio esistenziale. Le paure vengono da lontano, dalla fusione di natura e di cultura nel nostro inconscio, dell’istinto naturale di sopravvivenza e delle esperienze che ci hanno ferito, spaventato, danneggiato. Sicché le nostre paure richiedono un’euristica, che ne sappia riconoscere la necessità, l’indispensabilità. Al termine di questo itinerario nel retrobottega del nostro cuore potremmo trovare il coraggio, ovvero la volontà impegnativa di opporci alla nostre paure.

Anche nel caso del coraggio, come per la sicurezza, vi sono modi diversi di viverlo. Ma a differenza della sicurezza, che viene con la scomparsa dei timori, grazie alla pratica e all’esperienza, il coraggio non lo si trova con l’abitudine, ma con un ingrediente essenziale: il bisogno o il desiderio, ovvero la motivazione nel realizzare qualcosa che sentiamo necessario, inevitabile o indispensabile. Sovente vinciamo le nostre paure perché abbiamo nel cuore un’urgenza più importante del loro grido.