Siamo in un’epoca prototipica. L’esistenza degli oggetti, delle idee, delle informazioni e delle esperienze ha sempre lo stato di prototipo, un prodotto incompleto, approssimativo e sperimentale. Nessun prototipo giunge a una condizione di stabilità, di ripetizione, che richiederebbe una durata nel tempo, poiché viene sostituito da un’altra idea prototipale, un’altra esperienza embrionale, un’altra politica approssimativa.

Stiamo così assumendo uno stato permanente e ininterrotto dell’aggiornamento. Ciò che si sta usando, pensando e vivendo è permanentemente soggetto ad aggiornarsi e modificarsi con nuovi contenuti e prestazioni. Vi è una costante instabilità degli oggetti e delle pratiche, che richiedono di impadronirsi di nuove gesti, di nuovi riferimenti, di nuovi saperi. Le interfacce che usiamo incalzano con nuove funzioni prima ancora di aver imparato quelle precedenti. Le conoscenze che utilizziamo per gestire scelte e compiti sono stabilmente in revisione.

Questo stato permanente dell’aggiornamento ci rende stabilmente dei neofiti, dei principianti inesperti. Non vi è il tempo di diventare padroni di alcunché, prima che diventi obsoleto. Si rimane continuamente nello stato del tirocinante e del debuttante. Viviamo costantemente l’esperienza di un ritardo cognitivo.

Ma quando il cuore incontra un disagio è immediata la nascita di una risposta inconscia di difesa e protezione. Ma dove vi è una difesa adottata inconsapevolmente vi sono effetti collaterali, non sempre benefici. Di fronte all’indigenza cognitiva, all’adolescenza esperienziale a cui si è rimandati dall’incessante obsolescenza di ciò che si conosce e di usa, è facile vedere in atto una controdipendenza difensiva. Si contrasta lo stato scomodo del tirocinante permanente con l’esasperazione delle certezze, con la rimozione del dubbio. Si elude il sentimento del debuttante impreparato, e quindi debole, facendo della superficie l’unica dimensione dell’approfondimento. Per non patire un sentimento di precarietà delle proprie conoscenze si elude la loro provvisorietà. Si estingue la curiosità e il desiderio di scoperta per avere certezze a cui aggrapparsi.