Paul Piff, docente di psicologia dell’Università della California, ha studiato a lungo l’esperienza della meraviglia, scoprendone i suoi effetti sulle nostre inclinazioni sociali. I molti esperimenti e ricerche che ha condotto hanno confermato uno stretto collegamento tra l’essere capaci di meravigliarsi e possedere un comportamento prosociale, attento e generoso verso gli altri.

Ad esempio, consegnata una somma di denaro da poter distribuire ad altri come si desiderava, è stato osservato che le persone inclini a meravigliarsi sono state molto più generose. Oppure, sono state fatte vivere esperienze di spettacoli naturali che potevano suscitare meraviglia, successivamente le persone che più si sono meravigliate hanno avuto comportamenti più altruistici.

Nell’esperienza di meraviglia ciò che avviene è un ridimensionamento dell’io. Infatti, nel meravigliarsi si percepisce una grandezza che ci supera, viviamo qualcosa che ci appare più imponente di noi stessi. Meravigliandoci del mondo che ci incanta stiamo anche riducendo il nostro io, attraverso la sensazione di essere in contatto con qualcosa ben più grande di noi. 

Toccati dalla meraviglia non solo diamo una misura all’idea che abbiamo di noi stessi, ma anche al nostro modo di essere in relazione con gli altri. Paul Piff parla di adattamento mentale, ovvero integriamo e ci impossessiamo di ciò che ci appare grandioso. Ce ne sentiamo arricchiti e allo stesso tempo ne riconosciamo la sua grandezza che ci eccede. La meraviglia ci dispone lontano dal nostro io, ci attira affascinati e sedotti verso mondi e realtà più grandi di noi stessi e del nostro egocentrismo.

Ecco dunque gli effetti benefici verso la generosità e l’inclinazione prosociale: la meraviglia unisce. Siamo più disposti ad aiutare gli altri quando sentiamo che la nostra esistenza e i nostri obiettivi individuali sono collegati a grandezze ben più abbondanti. Provare una meraviglia è l’esperienza viva e toccante di uno smisurato con cui siano in relazione. 

Dunque la meraviglia ha un importante beneficio coesivo per la società. All’opposto, perdere esperienze di meraviglia, di ammirazione verso qualcosa che riconosciamo più grande di noi, ci consegna alla misure uniche e autoreferenziali del nostro io. Così è possibile cogliere nel crescente individualismo e isolamento, nello scetticismo diffuso, nel considerare se stessi e i propri pensieri misura e autorità una connessione con la perdita delle capacità di meravigliarsi, di sentirsi ridimensionati, nel percepire e riconoscere un mondo ben più grande e mirabile di noi stessi. Meno ci si meraviglia maggiore è il fragore egoistico e arido del proprio io. 

Così, per nutrire le nostre capacità prosociali, di accoglienza e generosità, potrebbe essere benefico praticare ricorrenti piccoli episodi di meraviglia, per aiutare il nostro benessere e il nostro rapporto con gli altri. Non occorre andare lontano, basta poco, è sufficiente prestare attenzione a ciò che si ha davanti agli occhi, per accorgersi della sua immensità.

“Le persone viaggiano per stupirsi delle montagne, dei mari, dei fiumi, delle stelle; e passano accanto a se stesse senza meravigliarsi.”Sant’Agostino