Lo sappiamo, dalle ricerche neuroscientifiche, vi sono cambiamenti che per avvenire richiedono di lottare contro se stessi. Vi sono mutamenti dei nostri modi di essere e agire che per poterli realizzare dobbiamo confliggere a lungo contro la nostra mente. Non è il mondo fuori da noi che si oppone al nostro cambiamento, siamo noi stessi. Sono le abitudini, le paure, le pigrizie, le capacità, le spontaneità che abbiamo ancorato biologicamente nelle nostre strutture neurosinaptiche a opporsi alla loro metamorfosi.

Dunque cambiare è sovente un’azione di resistenza. Uno sforzo di opposizione alle routinizzazioni a cui siamo abituati e che hanno la capacità di imporsi facilmente e con tirannide psicologica, nonché biochimica.

Qui cinque strategie resistenti, che consentono di cambiare, contrastando noi stessi e la nostra mente. 

NON adottare se stessi a scatola chiusa

Riflettere su di sé è faticoso e facilmente si può credere di aver compreso di sé tutto ciò che richiede di essere capito. In realtà noi siamo sempre più vasti e smisurati di tutte le parole che ci potremmo dire chi siamo. Cambiare richiede accurata consapevolezza di sé, che è possibile solo se non ci accontentiamo di chi pensiamo di essere. Richiede riflessione, ripensamento sulle nostre modalità, sulle ragioni che ci diamo, sulle giustificazioni che ci attribuiamo. Pensare che si alimenta di altre e nuove domande, per ogni risposta che trova. Dunque vi è cambiamento nel resistere all’inclinazione, confortevole, di accontentarci di quel che pensiamo di aver già capito di noi stessi. 

NON affidarsi a ciò che è più facile

La mente è energeticamente pigra. Come ogni sistema biologico è guidata dalla legge economica del minor consumo di energia per prestazione. Per questo il pensiero prende scorciatoie – chiamate euristiche – che portano a conclusioni risparmiando sullo sforzo del dubbio e dell’analisi. In questo modo si hanno a disposizione idee, scelte e convinzioni con più facilità e con la percezione rassicurante che siano di stoffa buona. In realtà ciò che il pensiero ci mette a disposizione facilmente, richiedendo poca energia, è anche facilmente incompleto e lacunoso. Anche se non ce ne accorgiamo, soprattutto perché non ce ne accorgiamo. Un’altra resistenza è allora quella di opporci alla tranquillità che ci fornisce la nostra mente, nel farci credere di aver capito quel che occorre.

NON adattarsi alle emozioni sbagliate

Conosciamo il dispotismo delle mente quando vive emozioni. Le emozioni, quando si attivano, si impadroniscono dei pensieri, dei modi di agire, del corpo. Ma non tutte le emozioni sono d’aiuto, sono benefiche. Vi sono emozioni che danneggiano la nostra lucidità cognitiva, ci tolgono inutilmente sonno, ci inducono a modi di agire che non vorremmo. Ecco allora un’altra resistenza. Imporsi di frenare e trattenere le nostre emozioni disfunzionali. Così potremmo darci un compito di resistenza liberatoria: nelle circostanze in cui ci accorgiamo della loro inutile presenza attingere a energie di autocontrollo e di autoironia per fermarle, per prenderne distanza. Una resistenza non facile, da protrarre nel tempo, perché queste emozioni imparino la lezione e si facciano da parte.

NON assecondare stanchezze opportunistiche

Non ho tempo, non ho energia. è inutile tentare, non cambierà nulla. La nostra mente è popolata da intimazioni e notifiche che ci frenano, ci scoraggiano, ci disilludono. E’ l’abile strategia dissuasiva di una mente che detesta le novità, i cambiamenti. Tutto ciò che si allontana da ciò che è conosciuto o prevedibile. Questa è un’altra resistenza che potremmo instaurare contro noi stessi. Opporci alle nostre stanchezze, alle nostre cautele, alle nostre prudenze, quando ci accorgiamo che la loro missione non è di aiutarci nel fare la cosa giusta, ma di trattenerci dal ripetere ciò che richiede meno energie psicologiche.

NON adagiarsi sulle convinzioni senza dubbi

La mente ha bisogno di certezze. Per il suo presidio della sopravvivenza, che richiede di sapere sempre se sia meglio fuggire o avvicinarsi. Il dubbio invece paralizza, crea incertezze e indecisioni. Occorre per questo una militanza del dubbio, una resistenza tenace e coraggiosa verso le certezze che spontaneamente e persuasivamente la nostra mente ci mette a disposizione. Certezze su cosa crediamo di conoscere, su cosa sia giusto o sbagliato, su quel che crediamo di aver compreso. Resistere alla nostre certezze, affrontandole con il dubbio, è una vantaggiosa e benefica impresa di cambiamento.