Essere sicuri ed essere coraggiosi sono opposti: la sicurezza si avvale dell’inconsapevolezza, mentre il coraggio affronta la consapevolezza.

Il vissuto di sicurezza ci accompagna in ciò che viviamo quando siamo privi di dubbi, indecisioni o esitazioni. Siamo sicuri perché il nostro pensiero non viene visitato dall’incertezza. E’ privo di emozioni che ci inducono timori o indugi. Tant’è, che è il vissuto largamente ricorrente nella giornata. Ne abbiamo bisogno, perché sarebbe insopportabile una vita costantemente agitata dall’insicurezza. Si guida sicuri, si cammina per strada sicuri, si prendono decisioni, si manovrano mezzi, si mangia, si vive abbondantemente sicuri. 

Si arriva alla sicurezza quando la mente si è abituata, quando il tempo e la ripetizione hanno generato una confidenza cognitiva che non è più necessario controllare. La sicurezza corrisponde all’uso di automatismi cerebrali che si sono routinizzati e non richiedono più di essere vigilati. Occorre andare più volte in bicicletta, insicuri, sin tanto che la pratica produca un’abitudine, trasformandosi in sicurezza. Ed è la stessa condizione di sicurezza psicologica che si può vivere buttandosi con il paracadute, dopo che molte volte ci si è buttati, o affrontando la platea di un pubblico in ascolto, dopo più e più volte averlo affrontato con incertezza. E’ l’inattività dell’area prefrontale della corteccia, destinata alla sorveglianza, che consente lo stato psicologico della sicurezza. La spontaneità è la sicurezza.

Per arrivare alla sicurezza routinizzata la mente deve avvalersi del controllo, della vigilanza. Quando dobbiamo affrontare situazioni nuove, impegnative o difficili, verso cui non possediamo spontaneità, la mente si avvale del controllo prefrontale, che genera consapevolezza, e facilmente si allarma. E’ la consapevolezza di poter sbagliare o fallire che produce insicurezza, preoccupazioni, esitazioni, dubbi che portano con sé insicurezza, cautela, se non timore.

Così ci troviamo faccia a faccia con il coraggio. Attivati dal sistema difensivo delle nostre emozioni, il coraggio si rivela nella capacità di contrastare e dominare la nostra mente allarmata, che sta reclamando attenzione e consapevolezza su un rischio, da cui ci vuole allontanare. Il coraggio è infatti un agire totalmente consapevole contro se stessi.

Perciò, prima di arrivare alla sicurezza occorre passare per il coraggio. Occorre agire, occorre praticare l’insicurezza, insicuri delle nostre qualità, ma più forti dei timori che vorrebbero paralizzarci. Solo con il tempo e la ripetizione la mente se ne fa una ragione, producendo una sicurezza automatizzata.