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GianMaria Zapelli elsewhere

Un contributo psicologico
per una vita consapevole,
gentile ed etica.

Quando dirigiamo il malessere nella direzione sbagliata

Quando dirigiamo il malessere nella direzione sbagliata

Ancorché una dotazione protettiva del nostro apparato psichico sia produrre emozioni negative, sono sovente una presenza disagevole, onerosa, faticosa. Come per la febbre, che è il positivo sintomo dell’organismo che cerca di guarirsi, ma è anche estenuante.

Così quando il dolore, l’ansia, la paura, la rabbia si impadroniscono di quel che stiamo vivendo, arruolate da un bisogno di protezione, si mette in modo anche un’azione che cerca di minimizzarne le conseguenze disfunzionali e dannose. Come dire: d’accordo l’utilità della febbre, ma con un antipiretico se ne limitano gli effetti debilitanti.

In molti casi si è capaci di governare consapevolmente gli effetti dannosi delle emozioni negative che si vivono: contenendone l’esplosione, corroborandole con nuovi punti di vista, cercando lucidamente soluzioni che superino lo stato di malessere che si sta vivendo.

Ma non sempre si hanno risorse e capacità per governare le proprie ferite o la propria rabbia. Così l’azione di contenimento del disagio, della sofferenza, viene lasciata all’inconscio e ai suoi meccanismi di difesa, che ci risparmiano una consapevolezza che sarebbe per noi insostenibile, intollerabile.

Tra i meccanismi difensi a cui con una certa frequenza si ricorre vi è lo spostamento.

Quando un disagio, una frustrazione, una rabbia che si sono sviluppati in noi vengono diretti, meglio, dirottati, verso un destinarlo diverso del reale autore del nostro malessere. Ad esempio, nel lavoro viviamo delusioni, mortificazioni, che non si trasformano in un’aperta ostilità verso il capo che ne è l’origine. Ma quando siamo a casa basta poco per liberare l’aggressività che abbiamo trattenuta. Abbiamo sostituito i destinati delle nostre emozioni negative, dalla fonte originale verso un rimpiazzo meno impegnativo da gestire. Così le conseguenze per la  nostra scarica emotiva non produrranno danni ingestibili.

Vi è un’intelligenza opportunistica nello spostamento inconscio della nostra aggressività: l’inconscio ci sceglie bersagli che non ci richiederebbero risorse che non possediamo. Come, ad esempio, di poter cambiare lavoro facilmente se manifestassimo la nostra disistima al capo. O di affrontare la propria vita impoverita, delusa o impaurita, invece che reindirizzare la rabbia verso il nemico più opportuno, distante ed estremizzato.

Lo spostamento consente quindi due benefici psichici: di canalizzare il malessere verso uno sfogo, verso un allentamento dell’ingombrante emozione negativa che si è accumulata. E di tenerci all’oscuro della sua reale causa, evitandoci di doverla affrontare.

In conclusione, trovare canali di sfiatatoio emotivo è un benefico modo di governare l’addensamento di malessere e disagio, ma, come sempre, se si lascia questa scelta all’inconscio si mette una pezza da una parte e si produce una voragine dall’altra. Come sono le voragini dei conflitti interni che rimangono inconsci.

 

 

 

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