Che lo stress possa avere conseguenze dannose è noto. Ancorché molte ricerche rivelano come non sia la situazione stressogena in sé a produrre effetti sull’organismo, ma lo stato d’animo con cui la si vive. E’ stato scoperto che è soprattutto il timore di poter essere danneggiati dallo stress ad avere un effetto sulla contrazione e l’infiammazione dei vasi sanguigni, esponendo così a rischi cardiovascolari. Si potrebbe sintetizzare che è la preoccupazione il veleno dello stress.

Vi è un aspetto meno considerato dello stress. Lo stress rende socievoli.
Tra le reazioni biochimiche del nostro organismo, quando siano sottoposti a stress, vi è la produzione di ossitocina. Lo stress non mette in circolo solo adrenalina, ma, attraverso la ghiandola pituitaria, o ipòfisi, situata alla base del cranio, la molecola dell’ossitocina, che viene prodotta dall’ipotalamo e viene immagazzinata nella parte posteriore dell’ipofisi.
Gli effetti dell’ossitocina sono prevalentemente di natura psicologica. Si è scoperto che la sua presenza nell’organismo agisce sui comportamenti nei legami sociali, espandendo le capacità empatiche e la modalità di rapportarsi con gli altri. Le ricerche hanno anche dimostrato uno stretto legame tra la carenza di ossitocina e la depressione.

Perciò, quando si sta vivendo un’esperienza stressante, il nostro organismo ci mette a disposizione una molecola che espande e incrementa i nostri istinti sociali. La presenza di ossitocina aumenta il senso di fiducia in se stessi, affina la capacità di stringere legami e di comportarsi in maniera altruista. La circolazione di ossitocina fa desiderare il contatto fisico di amici e familiari. Si è anche più propensi a raccontare agli altri i nostri stati d’animo. Con il rilascio dell’ossitocina viene rafforzata la capacità di cercare supporto. Nelle difficoltà il nostro organismo ci fornisce più capacità di essere notati, di avvicinare le persone, di non rimanere soli In altre parole, il bisogno di sopravvivenza e di gestione del disagio, attiva una risposta ormonale che ci equipaggia di maggiori capacità sociali, in modo da poter trovare più facilmente soccorso e aiuto.

Inoltre, vi sono specifici recettori dell’ossitocina nell’amigdala, che consentono di modulare e mitigare il lavoro neurologico dell’amigdala nella gestione della paura e dell’ansia. L’ossitocina è capace di rallentare e placare l’attività dell’amigdala, quando è troppo eccitata e accesa da ansie e paure.

Va detto, che non occorre necessariamente avere esperienze stressanti per alimentare il nostro organismo di questa molecole del benessere. Questa sostanza si produce anche in occasione di scambio di affettività e aiuto, di stimoli positivi e piacevoli, come il calore, il tocco di un altro essere umano, l’esposizione a odori gradevoli e alla musica. L’ossitocina infatti è più elevata nel sangue delle persone che sono inserite in una buona rete sociale, rispetto a chi è invece isolato.

Sicché potremmo dire che non tutto il male viene per nuocere: lo stress porta con sé e incorpora una difesa che ci indirizza verso i contatti sociali e le relazioni, che espande la nostra capacità di legami.