Quali e quante viste possibili ci hanno sfiorato? Quante vite diverse da quella che viviamo e che avremmo potuto vivere ci sono passate accanto?
È comune a volte chiedersi quale altra vita avrei potuto avere. Non necessariamente perché quella che si vive non ci piace o ci lascia insoddisfatti, anche solo per curiosità del possibile che abbiamo avuto a disposizione, o anche solo vicino, nella nostra esistenza.
Non è facile dare contenuto alla propria vita possibile che non si è vissuta. Perché il rischio è di immaginare l’impossibile, ovvero a una varietà di alternative che paiono sensate nel ragionamento ma nei fatti precluse alla nostra vita, perché impedite dalla nostra identità, dalle nostre caratteristiche. “Avrei potuto essere un musicista”, cosa potrebbe indurre a immaginare per sé questo possibile? Il fatto che da ragazzo si strimpellava decentemente qualche canzone con la chitarra è sufficiente da poter credere di aver avuto la possibilità di diventare un grande musicista? O per averlo realmente avuto quel possibile occorreva dell’altro? Anni di conservatorio, spirito di sacrificio, coraggio e intraprendenza, creatività, ma poi si è preferita una strada differente?
Ma non vi sono solo le vite possibili di cui ne abbiamo compreso il crocevia, le occasioni nella quali la nostra esistenza si è trovata a un bivio. Crocevia professionali o sentimentali nei quali si avevano davanti agli occhi le alternative sulle quali si poteva incamminare la nostra vita in modo diverso. Le vite possibili che avremmo potuto avere in realtà sono illimitate, molto più numerose delle occasioni nelle quali abbiamo scelto a un bivio in cui ci si trovava. Perché le vite possibili che sfioriamo, nelle quali la nostra vita avrebbe potuto svoltare e cambiare, sono presenti quasi ogni giorno della nostra esistenza. Poiché potrebbe essere sufficiente un licenziamento, un incidente o una malattia per dirottare la nostra vita in un’altra direzione. Una macchina non si ferma al semaforo, l’azienda improvvisamente e inaspettatamente chiude i battenti.
Si potrebbe dire che la nostra vita si trova in un delicato equilibrio su tutte altre vite che non abbiamo. Poiché è sufficiente poco, davvero poco, il poco diventa tutto di una distrazione o di cellule che impazziscono, perché la nostra vita muti, per prendere un altro indirizzo.
In fondo, è proprio questo l’aspetto più drammatico e umano della vulnerabilità, della fragilità a cui siamo consegnati: non poterci proteggere totalmente dalla possibilità che la nostra vita possa essere trasportata altrove, senza averlo voluto, in un’altra vita possibile. Siamo gracili perché la vita che abbiamo, a cui siamo aggrappati e ci occorre, in realtà è una delle nostre vite possibili, continuamente sfiorati e avvicinanti da eventi che non controlliamo e che potrebbero destinarci a un’altra vita.
Sicché, forse aiuta fermarsi a considerare la gracilità della vita che stiamo vivendo, per vederne integralmente il suo valore. Privi dalla presunzione di esserne gli unici autori, ne riconosciamo il suo precario prodigio, come un delicato tessuto che ogni giorno un vento potrebbe facilmente portare altrove.
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